Il mondo del calcio ci ha ormai abituati a non doverci più sorprendere di nulla o quasi. Le bizzarrie assortite offerte da addetti al lavori e protagonisti a chi vive lo show dall’esterno come semplice spettatore e tifoso sono all’ordine del giorno. A loro, come per tante altre cose, ci si fa l’abitudine al punto da non trovare manco più il tempo di rifletterci sopra e di metterle in discussione. Così è se vi pare, come suggeriva Pirandello.

Non sempre e per fortuna, comunque, tutto l’ambaradan passa in cavalleria e qualche piccolo ma significativo evento riesce ancora a provocare un minimo di sano e naturale stupore. Il caso relativo al nuovo giocatore della Roma Patrick Schick mi pare quanto mai emblematico per la serie ma-chi-volete-prendere-per-i-fondelli.

La vicenda è nota a tutti e, diciamolo con franchezza, il suo finale lascia un retrogusto di amaro in bocca perché mette in evidenza per l’ennesima volta quanto e in quale misura anche il pianeta del pallone sia diventato irrimediabilmente terreno fertile per i furbetti dei vari quartieri (intesi come società e dintorni di procuratori maneggioni) e le loro bravate para aziendali. 

Un mesetto fa il giocatore della Sampdoria era stato “ufficialmente” assunto dalla Juventus soprattutto per intercessione e insistenza del suo connazionale e sponsor Pavel Nedved. Sembrava tutto fatto, con grande soddisfazione delle parti interessate, salvo un piccolo particolare. Massimiliano Allegri era arrivato alla conclusione che di quel tipo di giocatore non sapeva cosa farsene. Un bel casino.

Arriva il giorno delle visite mediche canoniche e il referto delle analisi eseguite su Schick sono sconcertanti. Il cuore del ragazzo, che pure è reduce dalla fatica dell’Europeo Under, non funziona come dovrebbe. Allarme rosso e dirigenza bianconera che stoppa ogni ulteriore mossa facendo dare di matto al presidente doriano Ferrero che intorno alla curiosa vicenda annusa aria di bruciato.

A quel punto, anzichè scannarsi a colpi di carta bollata, la priorità dovrebbe essere quella di capire che cosa abbia davvero il giocatore e in quale modo si possa intervenire per rimetterlo in salute. In realtà il cuore di Schick non è malato. Il giovane si è semplicemente beccato un virus che, entrato in circolo nel sangue, gli provoca l’aritmia che ha messo in discussione la sua sanità fisica. Sarà sufficiente una corretta e adeguata profilassi antibiotica per eliminare l’infezione.

Il giocatore per un po’ scompare dalla circolazione, ma non è andato né a Fatima e neppure a Lourdes. Si é e semplicemente curato come avrebbe fatto un ammalato di orecchioni, ma alla Juve tanto basta per rescindere il patto contrattuale e permettere ad Allegri di tirare un sospiro di sollievo. Il presidente Ferrero, in ogni caso, non ritira affatto il suo gioiello dalla vetrina del mercato convinto com’è di essere stato preso in mezzo. Gli acquirenti non mancano. Guarda caso si ripresenta anche la Juve, seppure soltanto per salvare la forma e lasciare campo libero alla Roma la quale per ingaggiare Schick paga alla Sampdoria 40 milioni di euro più bonus mentre la Juve avrebbe speso quindici milioni e rotti in meno. 

Oggi Schick, protagonista del solito miracolo laico all’italiana, per la Roma vale una cifra maggiore di quella che servì alla società giallorossa per avere Batistuta dalla Fiorentina. E sono tutti contenti. Il giocatore che voleva venir via da Genova. Ferrero che, dopo la cessione anche di Muriel, ha messo a posto il bilancio. La Roma che pensa di aver trovato un nuovo fuoriclasse. La Juventus che si è tolta dalle spalle un bel pacco. La figura di palta rimane. Per tutti quanti.