Lentamente, ma inesorabilmente la Juventus sta crescendo.
Più che a Napoli, dove comunque aveva vinto, lo si è visto con l’Inter, allo Stadium, in una partita quasi dominata, con almeno quattro occasioni non sfruttate. Adesso ha vinto a Bologna. Ma l’importante non è il quanto (3-0), ma il come: con sicurezza, brillantezza, autorità.

Sesta partita senza subire gol cui si aggiunge il miglior attacco dell’intero campionato (44 gol). Anche la classifica sorride: la Juve è seconda, ad un solo punto dal Napoli, e con uno di vantaggio sull’Inter. Poi c’è la Roma che ha una partita in meno (a Genova con la Sampdoria) e che proprio sabato sera sfiderà i bianconeri a Torino.

Inutile dire che lo scontro non vale tre punti, ma molto di più e non solo per la storica rivalità tra le due sponde. Da una parte, la Juve ha la possibilità di staccare la Roma e di restare a ridosso del Napoli; dall’altro, i giallorossi, in caso di vittoria, raggiungerebbero la Juve con l’obiettivo di distanziarla nella gara di recupero.

Chi sarà, dunque, l’anti-Napoli?

Stando alle ultime indicazioni, la Juve ha il vantaggio della condizione (è stato finalmente raggiunto un elevato livello atletico) e della stabilità di uomini e sistema di gioco. Se si pensa che, sia contro l’Inter sia contro il Bologna, sono mancati Buffon (infortunato) e Dybala (scelta tecnica) si capisce anche come il momento della Juve risulti particolarmente favorevole.
 
Per capire il perché di questo stato di grazia bisogna risalire a tre scelte di Allegri, tutte importanti, forse decisive. 

La difesa è stata sistemata in due mosse. La titolarità di Benatia accanto a Chiellini o a Barzagli e il centrocampo a tre con Khedira e Matuidi al fianco di Pjanic.

La terza decisione è stata quella relativa a Douglas Costa. Non più solo comprimario, ma titolare (al posto di Mandzukic o di Dybala) nel 4-3-2-1 o nel 4-3-3.

Per quanto in natura non ne esistano, la partita con il Bologna è stata solo formale. La Juve, infatti, l’ha aggredita come fosse una finale, caratterizzando la sua azione con aggressività e raddoppi di marcature.

Il Bologna non si è mosso, chiuso com’era da un avversario corto e stretto che si allargava in fase di possesso. Lele Adani, voce tecnica di Sky, mi è parso molto compiaciuto nell’aver scorto una variante al modulo: non solo 4-3-3, ma anche e soprattutto 3-3-4. A fare la differenza la posizione di Alex Sandro che, oltre a spingere con puntualità ed esattezza nei passaggi (evidentemente sta tornando quello di prima), ha ampliato il fronte di gioco.

Molto bene, dall’altra parte, anche De Sciglio che ha partecipato alla fase di costruzione più di quanto sia stato impegnato in quella difensiva. Ero scettico su di lui, invece sta dimostrando che ricevendo fiducia, è in grado di restituire prestazioni di livello.

Su tutti, però, ha brillato MIralem Pjanic. E non solo perché, al 27’ del primo tempo, ha sbloccato il risultato con una punizione dal vertice sinistro, ma anche perché, nove minuti dopo, ha fornito a Mandzukic l’assist per il 2-0. Se il bosniaco ha servito un pallonetto invitante oltre la linea difensiva, il croato è stato bravo ad addomesticare con il petto, proteggere con il corpo e trafiggere Mirante di sinistro in diagonale.

Il portiere del Bologna è stato incerto sia sul primo che sul secondo gol, ma in assoluto si sono fatte preferire le conclusioni: una (Pjanic) per bellezza e precisione; l’altra (Mandzukic) per plasticità e forza.

Il Bologna, nonostante molta corsa e tentativi di anticipo, ha finito per fare da spettatore. In tutta la partita ha eseguito due tiri in porta: uno con Donsah (25’) parato da Szczesny, l’altro di Pulgar (41’ della ripresa) fuori di poco.

La Juve ha completato l’opera al 19’ del secondo tempo quando un sinistro di Matuidi, dal limite dell’area, si è infilato alla destra di Mirante, questa volta incolpevole.

Unico neo della Juve: la scarsa partecipazione di Higuain alle conclusioni. A parte non attaccare mai il primo palo sui cross messi dentro da Alex Sandro, l’argentino ha fatto il suo primo tiro in porta a metà ripresa (24’) senza sfiorare il gol. L’avrebbe certamente realizzato nel finale se Dybala (entrato per Mandzukic, leggermente contuso) gli avesse restituito palla dopo una lunga corsa solitaria. Ma il numero 10 ha preferito tirare. Mirante, con un volo, gli ha negato quel gol che, forse, potrebbe significare rinascita