L'ospite di questa settimana di SOLO JUVE è Alessio Tacchinardi. Ai microfoni di Calciomercato.com, l'ex centrocampista (fra il 1994 e il 2005 ha vinto tutto con la maglia della Juventus) fa il punto sul momento dei bianconeri: il ritorno di Conte, la partita di domenica con l'Atalanta (Tacchinardi è un doppio ex), il mercato attaccanti e Mauricio Isla. 

Da due partite, la Juventus ha ritrovato il suo allenatore, Antonio Conte. La sua presenza in panchina potrà rappresentare il valore aggiunto di questa squadra, ancor più dell'eventuale arrivo di un grande attaccante a gennaio? 
"La Juve quest'anno ha già fatto qualcosa di straordinario. Non avrei scommesso sul fatto che potesse essere prima in campionato e prima nel girone di Champions anche senza il suo condottiero in panchina. Ma ormai questa è una squadra che gioca a memoria e che nel giro dei prossimi due o tre anni potrà raggiungere livelli altissimi".

Domenica allo Juventus Stadium arriva l'Atalanta, la squadra nella quale sei cresciuto prima di vestire la maglia bianconera. Sensazioni? 
"L'Atalanta è stata fondamentale per la mia carriera, non smetterò mai di ringraziare questa società, così come la Juventus, per quello che mi ha dato. Nerazzurri e bianconeri mi hanno regalato qualcosa di speciale e irripetibile". 

La tua carriera di calciatore invece si è chiusa a Brescia, la rivale storica dell'Atalanta...
"L'ultimo anno della mia carriera, a Brescia, è stato una parentesi che non va a intaccare il rispetto che nutro per i colori dell'Atalanta. Atalanta e Juve sono anche società che per certi versi si assomigliano, per quanto riguarda serietà, professionalità e passione delle rispettive tifoserie".

Anche Conte ha vissuto un periodo della sua carriera (da allenatore) a Bergamo. Una breve esperienza che si concluse con le dimissioni dopo sole tredici partite. Cosa non funzionò nel rapporto fra Conte e l'Atalanta?
"Credo che ci siano stati soprattutto alcuni episodi sfortunati dal punto di vista dei risultati. Lui stava cercando di costruire qualcosa, di dare un'identità alla squadra. Non parlerei però di fallimento, perché anche quella è stata una tappa importante per la crescita di Antonio come allenatore".

Si avvicina il mercato di gennaio e l'obiettivo principale della Juve è un grande attaccante. Il nome che circola con più insistenza in queste ore è quello di Didier Drogba: sarebbe il giocatore giusto per migliorare il reparto offensivo bianconero?
"Non sono sicuro che alla Juve serva davvero un giocatore come Drogba. Non è detto che intasare gli spazi in area di rigore, con un centravanti piuttosto statico, faccia davvero al caso del gioco della Juve. Ai bianconeri servono attaccanti che allarghino il gioco e portino i difensori centrali avversari fuori dall'area. Penso che giocatori come Luis Suarez, Alexis Sanchez, Davis Villa o Robert Lewandowski farebbero molto più al caso della Juve rispetto a Drogba. Certo, non sono facili da prendere. Ma è stato proprio Conte a dire, qualche giorno fa, che si augura che per la Juve arrivi presto anche il momento in cui si potranno anche spendere 30 milioni per un grande giocatore".

Concludiamo con una valutazione sui frutti del mercato dell'ultima estate. Asamoah si è inserito alla grande, Pogba è la grande sorpresa e Giovinco piano piano sta tenendo fede alle promesse. In negativo, invece, abbiamo i casi Lucio e Bendtner. E poi c'è Isla, che sta facendo fatica a tornare quello ammirato a Udine, prima del grave infortunio di febbraio. Come valuti il momento del cileno, anche in prospettiva futura? 
"Mi ricordo di Alex Del Piero e del suo grave infortunio nel 1998. Alex ci mise più di un anno a tornare ai suoi livelli dopo l'intervento al legamento del ginocchio, lo stesso problema che ha avuto Isla. Non è facile ritrovare il proprio gioco dopo infortuni così gravi e che richiedono così tanto tempo per ritrovare la condizione migliore. A volte hai la giocata nella testa e anche nel tuo bagaglio tecnico, ma poi non riesci e metterla in pratica. Comunque Isla è uno che ha fame di vincere, personalità e talento, credo che alla fine ne uscirà alla grande".