Capita spesso che le rivoluzioni vengano ignorate o giù di lì, o anzi meglio capite solo con il passare del tempo. Soprattutto quelle che si basano su cose piccole ma che bastano a smuovere qualcosa, innescando una reazione a catena. Esempio calcistico: il divieto di retropassaggio coi piedi al portiere, una banalità che ha però scardinato un certo tipo di calcio (all’italiana), togliendo ai difensori due comode e saldissime manone guantate come rifugio in caso di situazione difficile, obbligandoli a giocare la palla in avanti, aumentando le occasioni da gol (a volte anche nella propria area!).
E questo è un periodo di rivoluzioni, pare. Dopo quella di Karen, la barista di Portsmouth, di cui abbiamo detto nei giorni scorsi, che a lungo termine ci cambierà il modo di vedere (e pagare) lo sport in tv, in questo weekend dovrebbe iniziare un’altra piccola rivoluzione nel calcio, che passerà però sotto silenzio. Se ne accorgerà solo chi andrà a vedere la partita, ovvero una minoranza delle persone che seguono il calcio. In realtà doveva partire il turno scorso, ma problemi tecnici l’hanno impedito. Vedremo se comincerà adesso. Ma prima o poi comincerà. E “vedere” è il verbo giusto: per decisione della Lega Calcio, i maxischermi degli stadi – e neanche tutti, al momento, perché molti sono inadeguati tecnicamente – mostreranno all’intervallo e alla fine le fasi salienti delle partite (gli highlights, dicono a Sky dove sanno l’inglese), più qualche replay, e pure le scene dell’arrivo delle squadre e degli spogliatoi. Insomma, dopo tanti tentativi di trasformare la tv in uno stadio (la telecronaca tifosa, la partita solo con gli effetti sonori di sottofondo…), ora si prova a fare l’opposto, a trasformare lo stadio in una tv. Ma sul serio: anche i gol del turno di campionato precedente, come un promemoria, e i gol delle altre partite che si stanno giocando in contemporanea.
Sembra poco, in fondo già in Champions league nell’intervallo si mostrano gli highlights del match e i gol delle altre partite. Ma un conto è la Champions, che sono comunque vada poche serate, un conto è il campionato, che oltretutto per molti conta più della Coppa. Sembra poco, invece è tanto, per i cambiamenti di mentalità che potrebbero nascerne quando la rivoluzione andrà a regime e sarà effettiva in tutti gli stadi. Che sono almeno tre.
1. Una ancor minore centralità della televisione, soprattutto di quella generalista: un motivo in meno per vedere trasmissioni come 90° Minuto e la Domenica sportiva. Forse un motivo in più per andare allo stadio, se è vero che spesso andare alla partita, tra le emozioni del momento, la gente che si alza e urla, la distanza dal campo, significa non capire una mazza degli episodi chiave.
2. Paradossalmente una ancor maggiore centralità del video. In quanto video, appunto. Una decina d’anni fa Giovanni Sartori, uno dei massimi studiosi della Costituzione italiana, fece un’escursione nell’antropologia. E ne ricavò un saggio fenomenale fin dal titolo: Homo videns. Raccontava come l’essere umano fosse sempre più condizionato dallo schermo. Televisivo, naturalmente, ma non solo. Anche i maxischermi, ad esempio, o i pannelli pubblicitari che ci sono nelle grandi città. Se avete la sventura di andare alla Stazione Centrale di Milano o alla romana Termini resterete sorpresi da quanta gente si fa ipnotizzare dalle numerosissime (e rumorosissime) tv sparse ovunque che trasmettono spot a getto continuo e rendono un inferno il posto. Mentre se andate a un concerto o a uno spettacolo di cabaret dove il protagonista è anche ripreso su maxischermo noterete che un buon tre quarti dei presenti preferiscono guardare la mega-tv: non la realtà, ma la sua ripresa televisiva. Homo videns insomma, sempre più passivo, sempre meno attivo, sempre meno cittadino, sempre più spettatore. Ora la mutazione antropologica fa un altro passo in avanti (che poi sia un passo in avanti per l’uomo è un altro discorso) grazie a questa decisione della Lega. Perché anche chi andrà allo stadio si trasformerà sempre più in spettatore, si allenerà a godersi fregnacce come la gente che finge concentrazione davanti alle telecamere negli spogliatoi.
3. Calcisticamente poi tutto questo è una attuazione ufficiosa (ma non ufficiale) della moviola in campo. Per richiesta degli arbitri le immagini saranno solo dei gol, senza episodi dubbi o replay da moviola, per evitare polemiche e contestazioni, come era successo ai Mondiali, dove il pubblico allo stadio aveva potuto vedere alcuni clamorosi errori arbitrali su fuorigioco, rigori e gol non concessi, e infatti la Fifa aveva presto proibito i replay. Ma appunto capita spesso che qualche rete anche palesemente irregolare sia invece convalidata (anche gli arbitri sono uomini, e come gli uomini sbagliano, dandone per acquisita la buona fede), questi gol mostrati allo schermo diventano una moviola di fatto. Prendiamo l’1-0 del Napoli contro l’Inter, per restare all’ultimo turno giocato. Facciamo finta che il fallo da rigore di Obi ci fosse, e fosse in area. Quello che tutti avrebbero potuto vedere nell’intervallo è l’affollamento dell’area al momento del tiro di Hamsik e quindi l’irregolarità della ribattuta di Campagnaro. Questa moviola in campo ovviamente non può essere usata ufficialmente dall’arbitro, anche se per caso lui stesso rivedesse il proprio errore. E si aggiunge alla miriade di schermi tv coi replay, collegati a Sky, presenti in tribuna di onore (le scenate di Moratti quando ha rivisto il non fallo di Obi sono state degne di un ultrà), e alla presenza dei bordocampisti, ai quali ovviamente allenatori e panchine chiedono notizie sugli episodi controversi. Un dilagare di schermi e telecamere che ormai riguarda tutto e tutti, della partita, tranne l’arbitro, l’unico che deve ignorare ( o fingere di) le immagini viste e riviste. Bel paradosso eh? Personalmente siamo contro la moviola in campo, per una marea di motivi che magari vi spiegheremo un’altra volta, ma una situazione del genere che senso ha? Vedrete che alla fin fine metterla sarà il passo finale, la logica conseguenza, o il male minore. E a quel punto si capirà quanto è stata importante la piccola, piccolissima rivoluzione che partirà (forse) questa domenica.