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  • Thuram:| 'Bravo Milan, battiamo il razzismo'

    Thuram:| 'Bravo Milan, battiamo il razzismo'

    L'ex difensore francese in prima fila contro il razzismo.
    Thuram: "Bravi, rompiamo il muro dell'indifferenza".
    "Gesto stupendo, così il Milan darà la svolta".

    Prandelli: "Milan fantastico, questo è il primo passo". Tommasi: "Vanno cacciati i violenti".
    Abete: «Indegna gazzarra, Procura attivata».
    «Un'indegna gazzarra che offende tutto il calcio». Così Giancarlo Abete, presidente della Federazione, definisce ciò che è successo a Busto Arsizio, annunciando che la Procura federale è già al lavoro per esaminare il caso ed esprimendo solidarietà al Milan che ha deciso di sospendere la partita. «Qualsiasi sanzione e qualsiasi provvedimento non potranno cancellare lo sdegno per un episodio inqualificabile e intollerabile del quale, peraltro, la Federazione ha già investito la Procura federale per accertare le responsabilità e collaborare con le forze dell'ordine al fine di individuare e punire i comportamenti razzisti di sedicenti tifosi che hanno rovinato a Busto Arsizio una partita amichevole che voleva essere una festa del calcio». Abete invita a isolare i delinquenti e «a non abbassare la guardia di fronte alla recrudescenza della discriminazione razziale» e precisa che la scelta del Milan di abbandonare il campo è stata «condivisa sia dall'arbitro sia dai responsabili dell'ordine pubblico», giusto per sgombrare il terreno da ipotetiche beffe ai danni dei rossoneri in sede di giustizia sportiva.

    Tutti quanti plaudono al gesto coraggioso del Milan. Il c.t. azzurro Cesare Prandelli esulta: «Possiamo dire: finalmente... Grande squadra, grande tecnico e grande uomo, Allegri ha colto il problema. Siamo tutti stanchi, siamo tutti stufi. L'Italia deve crescere, e questo è il primo passo. Il Milan è stato fantastico, tutti insieme molto probabilmente riusciremo a rovinare i programmi a queste persone». Così Damiano Tommasi, presidente dell'Aic: «È stato un bel segnale anche se un evento sportivo non dovrebbe mai essere messo in dubbio da simili eventi. L'ideale non è sospendere le partite ma riuscire a cacciare chi si rende responsabile di certi gesti, perché la maggioranza non può essere condizionata da pochi». La Lega Pro ha scritto al Milan una lettera firmata dal d.g. Ghirelli per esprimere piena solidarietà e ha annunciato che si costituirà parte civile contro i responsabili dei cori razzisti. «Non intendiamo più tollerare — dice il presidente Mario Macalli — queste forme di aggressione che minano la sicurezza e la gioia nel praticare lo sport del calcio».

    Stop, l'idea fu di Gullit: "E' un segnale".

    Più di vent'anni fa, un ragazzo nero con le trecce fece una proposta ritenuta demagogica anche dal suo presidente. Oggi quel ragazzo non gioca più, al suo posto c'è un trentacinquenne biondo, occhi azzurri, che in passato ha fatto anche il calciatore ultrà, ma è diventato più maturo con il passare del tempo e la fascia di capitano addosso. Ruud Gullit, Massimo Ambrosini. Stessa squadra, Milan, stesso presidente, Silvio Berlusconi, che nel 1992 in piena emergenza razzismo negli stadi parlando di chi insultava i neri eccetera disse: «Sono delinquenti comuni che approfittano dello stadio. Per combatterli abbiamo proposto questa misura: la precettazione dei violenti, conosciuti alla polizia. Vanno portati in un cinema dove possono vedere la partita, controllati. Così si permetterebbe ai veri tifosi e alle famiglie di tornare allo stadio. Tutto il resto sono parole, demagogia». Nel 2013, Ambrosini ha preso la decisione che Gullit suggeriva nel 1992: «Contro i cori razzisti, bisognerebbe uscire dal campo». Ambrosini e i suoi compagni lo hanno fatto. Forse è demagogia, forse è civiltà.
    Sui social network ieri dilagava il dibattito, perché si sa come va il mondo e allora ai cinici veniva da ridere: «Chissà se lo farebbero in una partita che conta». La riprova non c'è, ma Ambrosini ha reagito come poteva e ha messo la prima pietra: un sassolino, ma è già qualcosa. Lo ha messo forse proprio perché era un'amichevole e in amichevole ci si aspetterebbe un clima meno becero, e invece niente. Boateng ha scagliato via il pallone, Ambrosini si è alzato dalla panchina e ha portato via i suoi. Ha fatto il capitano, e pensare che spesso lo hanno trattato da attore non protagonista. Invece, di guizzi ultimamente ne ha avuti parecchi. Tutti positivi. «Eravamo infastiditi fin dall'inizio, ma era una situazione da gestire in maniera diversa», ha raccontato dopo la partita. «Uscire dal campo è stata una decisione spontanea, presa da tutti i miei compagni. Negli spogliatoi qualcuno era molto scosso, però un segnale andava dato. Ora che si scatenano i dibattiti il nostro pensiero va ai giocatori della Pro Patria e alla città, che si ritrovano in una situazione spiacevole senza nessuna colpa. Torneremo a Busto Arsizio appena possibile, anche per rispetto del pubblico e dei tanti bimbi che erano allo stadio». I bambini li guardano e stavolta hanno visto una cosa da ricordare. Magari ieri erano arrabbiati perché sono tornati a casa presto, senza spettacolo, ma non senza ragione. Il capitano Ambrosini ha fatto una cosa inedita. E non è detto che sia soltanto demagogia.

    Noti e pochi: subito identificati i responsabili.

    I soliti sospetti. O i soliti deficienti, come li definisce il sindaco Farioli. O anche quattro pirla, per usare un tipico linguaggio del Nord Ovest. «Forse non sono nemmeno di Busto». I soliti sospetti, i soliti razzisti. I politici locali si scagliano contro quella che definiscono approssimazione, frutto dei luoghi comuni. Sarà un luogo comune, ma Busto e Varese vengono considerate da tempo il laboratorio di un certo tifo di estrema destra. La verità si saprà nei prossimi giorni, visto che la polizia ha subito identificato i colpevoli.
    L'amichevole Pro Patria-Milan, si legge in un comunicato della Questura di Varese, «è stata sospesa a causa di alcuni cori razzisti provenienti da un settore in cui erano ospitati supporters della squadra locale. A seguito della presa di posizione assunta dalla squadra milanese di non proseguire la partita di calcio, il dispositivo di sicurezza messo in atto dal questore di Varese, Danilo Gagliardi, ha consentito il regolare deflusso degli spettatori». Sono stati identificati «tutti i soggetti collocati nel settore da cui sono provenuti i cori nei confronti dei giocatori di colore del Milan. La Polizia Scientifica con l'ausilio della Digos e del personale del Commissariato di Busto Arsizio ha proceduto alle riprese dei fatti. Sono in corso accertamenti per definire le responsabilità personali per gli episodi accaduti, sia dal punto di vista penale che amministrativo». I cantori di ieri rischiano un Daspo di cinque anni, ma non solo. E dietro il linguaggio burocratico, una realtà conosciuta: le responsabilità devono essere accertate, ma che a Varese e Busto esistano frange di estrema destra è un fatto sul quale la Digos ha già indagato.
    Prendiamo, ad esempio, l'Ardito Borgo. «Un saluto a tutti i camerati». Sugli spazi internet dell'associazione culturale, definita circolo apartitico, più o meno vi accolgono così. Ardito Borgo intreccia le sue attività a quelle degli ultrà del calcio e del basket. Varesini, bustocchi, veronesi e triestini hanno formato un gruppo di Ultras Italia non molto numeroso, ma molto visibile. Agiscono in curve lontane dal grande calcio e allora cercano un altro palcoscenico quando gli azzurri vanno all'estero. Forse i buu di ieri sono partiti da alcuni di loro, forse no. Una cosa è certa: le facce erano note, identificarle è stato facile.


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