Grande maestro di calcio e mago della plusvalenze (che nel calcio di oggi sembrano contare più delle vittorie e dei trofei): erano queste le credenziali con le quali poco più di un anno fa Gian Piero Ventura si è seduto sulla panchina dell'Italia. La prima gli è stata attribuita da chi ha seguito solo saltuariamente le vicissitudini del Torino, il fatto che non fosse un vincente, che il suo gioco fosso soporifere, che le sue squadre fossero impaurita e incapaci di superare le difficoltà, erano tutti fatti noti ai tifosi granata e a chi ha seguito con continuità la sua esperienza sotto la Mole. La seconda credenziale, più reale, deriva invece dai tanti affari che negli anni è riuscito a far fare al presidente granata Urbano Cairo. Peccato che ora abbia rischiato di far saltare al patron del Torino l'affare più grande: l'eventuale cessione alla maxi cifra di 100 milioni di euro di Andrea Belotti.

Con questo non si vuole certo dire se il Gallo dovesse restare in granata anche nella prossima stagione sarebbe un problema. Tutt'altro, sarebbe a dir poco auspicabile che una squadra che vuole crescere sempre di più, come il Torino, trattenga i giocatori migliori. Il dato però oggettivo è che senza aver la possibilità di giocare il Mondiale in Russia il valore di mercato di Andrea Belotti nei prossimi mesi calerà. In pratica, se Cairo a fine stagione dovesse decidere di cedere il proprio centravanti con ogni probabilità dovrà accontentarsi di una cifra ben inferiore ai 100 milioni di euro della clausola rescissoria. Impensabile che per un attaccante che non ha mai giocato una coppa europea e nemmeno una competizione del livello di un Mondiale possa arrivare un'offerta dell'entità della maxi clausola. 

Ad essere svalutato sul mercato non sarà solamente Belotti, ma anche gli altri giovani calciatori azzurri che avrebbero potuto partecipare alla Coppa del Mondo. Ventura, oltre ad aver già perso davanti agli occhi di tutti gli italiani la nomea di grande maestro di calcio, ora rischia di perdere anche quella di mago della plusvalenze. Di questo non ne saranno felici soprattutto i vari presidenti di club.