Un conto è la serie A, un altro la Champions. In Italia una Juve avanti di due gol dopo nove minuti difficilmente si sarebbe fatta rimontare da chicchessia. In Europa, invece, capita che la seconda del campionato sia ripresa dalla quinta della Premier, a dimostrazione del (basso) valore del nostro campionato e di chi ne è al vertice.

La Juventus che ha pareggiato (2-2) in casa con il Tottenham adesso è più vicina all’eliminazione che al passaggio ai quarti.  A Wembley, infatti, dovrà solo vincere (il punteggio è ininfluente) o pareggiare con tre (o più) gol. Ipotesi altamente improbabile la seconda, assai difficile la prima.

Purtroppo quando qualcuno (come me) parla e scrive di una squadra (la Juve appunto) che vince pur giocando male o che, quando è in vantaggio, mira biecamente ad un controllo passivo della partita, non viene creduto, ma irriso. Soprattutto dai tifosi juventini più fegatosi che, al pari del presidente onorario, Gian Piero Boniperti, sostengono che “vincere è l’unica cosa che conti” (lo diceva Vincent Lombardi, coach di football americano, ma è la citazione che conta).

Ora mi piacerebbe chiedere ad Allegri - che dopo il Genoa si gloriava di vincere giocando male -  cosa rimane quando non si vince. O, come è successo con gli inglesi, da cosa puoi ripartire se l’avversario ti è superiore tecnicamente, fisicamente, tatticamente, agonisticamente.

Già cosa rimane? Forse la fede in un’impresa (al ritorno) che potrà essere realizzata solo con il valore del singolo. Prendiamo, ad esempio, Gonzalo Higuain. Egli è quello che segna il primo gol (1’,18”: fuorigioco da Var) su punizione-assist di Pjanic, ma è anche quello che, dopo aver raddoppiato su rigore (9’),  per un fallo di Davies su Bernardeschi, sbaglia il tiro dagli undici metri (46’, recupero del primo tempo, intervento scorretto di Aurier su Douglas Costa): avrebbe fruttato il 3-1.

Per la verità l’argentino è anche quello che, mancando la misura di un passaggio a Khedira (il peggiore in assoluto), avvia l’azione dell’1-2 del Tottenham (35’ Kane, probabile fallo in ripartenza su Chiellini a centrocampo).

Ebbene, pur di fronte a questi dati oggettivi, c’è qualcuno che può attribuire ad Higuain una gara insufficiente? Io no e non credo che ce ne siano tanti in Italia, visto cosa ha fatto il centravanti, soprattutto nel secondo tempo, quando è stato uomo-reparto (l’attacco), mentre la squadra arretrava pericolosamente.

La Juve ha giocato a strappi. Quelli di Douglas Costa (un paio in tutta la partita, ma preziosi, visto che nel primo caso ha conquistato il secondo rigore) e le ripartenze di Higuain. Su una (29’), avviata da un salvataggio in area di De Sciglio, il Pipa è scattato in coppia con Pjanic avendo tutta l’intenzione di fare male alla difesa del Tottenham. Il duetto è stato pregevole ed efficace, tanto che Higuain ha avuto sul sinistro la palla per fare il 3-0 (gli inglesi, pur avendo preso campo, non avevano ancora segnato), ma il tiro è finito fuori di un palmo.

Forse, in una partita condotta da un gruppo di singoli (la Juve) contro una squadra (il Tottenham),  quello sarebbe potuto essere il colpo di grazia. Invece non sempre il calcio sa essere spietato, come era accaduto per la Fiorentina venerdì sera. A volte - il più delle volte - chi gioca meglio vince. O, come nel caso del Tottenham, pareggia. 

Altro esempio. Buffon che nel primo tempo aveva salvato due volte su Kane (colpo di testa e tiro in girata) ha piazzato male la barriera sulla seconda conclusione di tutto il secondo tempo da parte degli inglesi. Mancavano venti minuti alla fine e la Juve, prima, aveva cercato il gol con Bernardeschi (57’, tiro a rientrare, deviato da Lloris), ma forse a quel punto si sarebbe accontentata anche del vantaggio minimo.

Invece la punizione di Eriksen (il migliore in campo) è passata a fianco dei giocatori bianconeri e si è infilata in rete dalla parte del portiere.

Considerazioni. La Juve è a corto di uomini (si sono infortunati anche Mandzukic e Khedira), i sostituti non sono all’altezza (Bentancur è un centrale e schierarlo a due è un suicidio, Sturaro non può giocare in Champions e, in generale, nella Juve), domenica c’è il derby in casa del Toro, mentre il Napoli gioca in casa con la Spal.

Nei giorni di una possibile svolta, la Juve rischia di finire fuori strada.