L’Inter non è più a punteggio pieno, ma, almeno fino a dopo Lazio-Napoli e Juventus-Fiorentina, è  sola in testa alla serie A dopo cinque giornate. Se il primato, per quanto temporaneo, resiste, il gioco invece peggiora. Avendo indicato l’Inter come possibile vincitrice dello scudetto dietro al Napoli, mio primo favorito, scrivo questa ineluttabile verità con qualche dispiacere. Tuttavia non sarebbe onesto dire che i quattro punti raccolti in trasferta tra Crotone e Bologna siano meritati. In Calabria il massimo sarebbe stato un pareggio e contro la squadra di Donadoni nemmeno quello, perché l’Inter è stata dominata per un’ora e ha provato a vincere solo negli ultimi dieci minuti, dopo il rigore trasformato da Icardi (che si è rasato a zero per ripulirsi della zazzera dorata), con qualche azione confusa e velleitaria.

La realtà è che il Bologna ha ripetuto - addirittura migliorandola per durata e intensità - la partita fatta con il Napoli e Spalletti - che ritengo il migliore allenatore del nostro attuale campionato - questa volta non ha saputo trovare le dritte contrarie per mandare fuori giri il pressing avanzatissimo del Bologna. E’ accaduto infatti che i rossoblù scalassero in avanti su ogni palla e andassero costantemente ad inibire la costruzione lenta e imbarazzata dell’Inter. Male i due di centrocampo - Vecino e Borja Valero - che non si sono abbassati abbastanza per raccogliere palla e non hanno mai messo in movimento né Candreva e Perisic sugli esterni, né Icardi in profondità. Dire che fino al 10’ della ripresa ha giocato solo il Bologna forse è approssimativo, ma è certo che fino all’ingresso in campo di Eder per Joao Mario (5’ del secondo tempo) l’Inter è stata a guardare.

Il migliore in campo è stato Verdi (seguito da Donsah e da Petkovic) e non solo per il gol che ha segnato al 32’ del primo tempo, ma per quello che ha fatto prima (8’: conclusione sul primo palo respinta da Handanovic; 15’: conclusione di punta, fuori di un alito, su assist di Petkovic) e dopo: movimento a tutto campo, assistenza ai compagni, dribbling in zone calde del campo a creare la superiorità numerica con il pallone sempre felicemente incollato al piede. Certo il gol spiega lo stato di grazia dell’attaccante del Bologna e la difficoltà a tenergli dietro di tutta l’Inter. Quando Verdi riceve palla è ad una trentina di metri dalla porta di Handanovic. Su di lui non si abbassa nessun centrocampista (sarebbe toccato a Vecino), mentre la linea difensiva è troppo arretrata. Verdi la punta e appena Skriniar fa un passo avanti per affrontarlo scarica il suo  sinistro alla destra di Handanovic (25 metri la distanza).

Dell’Inter, frullata dal ritmo avversario, non c’è traccia fino al 59’ quando Mirante devia un colpo di testa di Miranda. Nient’altro se non un possesso palla senza giro, né verticalizzazioni. Non c’è controprova, ma sono ragionevolmente convinto che l’Inter non avrebbe segnato mai se Mbaye non fosse franato in area su Eder (74’). Il contatto è involontario, ma il rossoblù si rende responsabile di danno procurato. Superfluo il ricorso al Var. Era rigore anche alla prima valutazione e l’arbitro ha fatto bene ad assegnarlo. Senza quello, però, sarebbe andata a finir male e l’Inter, anziché celebrare lo scampato pericolo, adesso verrebbe ridimensionata solo a possibile outsider. Al contrario, continuo a dare fiducia alla squadra e al suo allenatore, anche se la prestazione di Bologna è stata pericolosamente inferiore a quella di Crotone. 

Quali le cause? Forse i pochi giorni di distanza tra una partita e l’altra con relativa fatica nel recupero. Forse un atteggiamento di sufficienza, conscia o inconscia che sia stata. Forse una preparazione tattica affrettata o incompleta. Il Bologna andava disinnescato con  il palleggio, una delle arti nelle quali l’Inter eccelle. Invece non si è visto nulla di quanto ci si aspettava. Con la conseguenza che qualche certezza ora è messa più che mai in discussione.