Quotidianamente e spesso con ottime ragioni ci lamentiamo della nostra classe politica e mettiamo in discussione l’operato di coloro che ci governano. Non è poi che le cose, in giro per il mondo, vadano meglio. Il mondo intero non dovrebbe sentirsi tranquillo riflettendo su pensieri, dichiarazioni e opere di due personaggi “globali” i quali con il loro atteggiamento a dir poco sconcertante rischiano di compromettere seriamente il già precario equilibrio di pace internazionale. Sono sempre e ancora loro, Trump e Kim, i quali con frecciate e punzecchiamenti reciproci assortiti non sembrano aver alcuna intenzione di dare ascolto a coloro i quali tentano di farli ragionare perché, alla fine, possano arrivare a imbastire un minimo di dialogo distensivo. Le ultime uscite fuori dal vaso sono state addirittura tragico-comiche per l’immagine che hanno fornito di uno scontro in bilico sul confine del "political-porno"

Ha esordito Kim, in diretta televisiva il giorno di Capodanno: "Si ricordi Trump che ce l’ho qua davanti e sono pronto a schiacciarlo in ogni momento". Non si è fatta attendere la risposta del presidente americano, naturalmente via Twitter, che rappresenta il suo giocattolo preferito per la comunicazione: "Stia molto attento Kim perché io c‘è l’ho più grosso e più potente del suo". Siamo a livello, molto basso, di goliardia universitaria degli Anni Cinquanta. Purtroppo da queste due matricole, le quali evidentemente si divertono così, dipendono le sorti del nostro pianeta.

Una sorta di stucchevole ping-pong che da un lato mette ansia e che dall’altro potrebbe anche fare sorridere spingendo a pensare che, tutto sommato e messa in questi termini, non è poi una cosa così seria. Forse un gioco, appunto, come proprio quello del tennis da tavolo grazie al quale si divenne al disgelo tra Cina e Usa con stretta di mano tra Mao e Nixon. Una riflessione e una speranza che possa andare in questo modo e che, alla fine della fiera, proprio attraverso lo sport e le sue regole non violente Trump e Kim possano trovare un punto di intesa reinventandosi avversari olimpici e non guerrafondai. Il primo passo lo ha fatto il nordcoreano alludendo alla possibile partecipazione del suo Paese ai Giochi invernali di Pyeongchang. Attendiamo con ansia, su Twitter, la replica di Trump. I due potrebbero incontrarsi proprio nell'occasione delle Olimpiadi e mostrare al mondo, in una sfida pacifica, chi ce l'ha più grosso.