Ci sono gli allenatori al centro dell'appuntamento di questa settimana con Renzo Ulivieri, presidente dell'Associazione italiana allenatori: il nuovo Milan di Allegri, le difficoltà di Benitez, il successo di Spalletti, le convocazioni di Prandelli e una risposta a Zenga sui fuori rosa. Oltre a questi temi, ai microfoni di Calciomercato.com, Ulivieri parla anche di Milito, Moratti, Balzaretti e Aquilani.

Partiamo dal derby di Milano e dalla squadra che se lo è aggiudicato, il Milan. Massimiliano Allegri ha trovato la formula vincente, con tre mediani e Ronaldinho in panchina. Ora è il Milan da scudetto?
"No, al di là del momento di difficoltà dell'Inter, con tutti i suoi infortuni, c'è grande equilibrio. Lo scudetto riguarda l'Inter, il Milan, la Juve, la Roma, la Lazio e riguarda anche il Napoli. Per quanto riguarda il Milan, con questo modulo ha maggiore equilibrio, c'è poco da fare. Con tante punte e mezzepunte, se nessuno rientra diventa un problema. E allora un allenatore giustamente ci prova, come ci ha provato Allegri, e cambia. Poi non è detto che questa sia una formula fissa. Oggi il calcio va verso cambiamenti continui e poi, conoscendo Allegri, che è uno abbastanza elastico, non credo che la cosa sia definitiva".

Passiamo all'Inter. Tutti gli infortuni che hanno falcidiato la rosa nerazzurra sono solo una coincidenza sfortunata o c'entra qualcosa il cambio di allenatore: si è passati da Mourinho, che durante la settimana faceva lavorare la squadra sempre con il pallone, a Benitez, un tecnico che punta molto sulla preparazione atletica.
"Gli infortuni stanno colpendo un po' tutte le squadre, e ne sono un esempio la Juventus e la Fiorentina. Specialmente le squadre che sono impegnate su due o tre fronti, di infortuni ne hanno di più. Poi c'è il cambio dell'allenatore: quando cambi mano, al di là della bravura o meno e della preparazione fatta meglio o fatta peggio, qualche infortunio in più arriva, e questa è statistica. Non è l'impostazione diversa di Mourinho e Benitez, è proprio il cambio di mano in sé, a prescindere dal tipo di preparazione. Certo, poi c'è anche il fatto che le grandi squadre oggi partono subito sparate in estate, con la prima amichevole subito contro un'altra grande, per esigenze di cassetta. In passato, i tempi erano un pochino più lunghi e la preparazione era più graduale".

Nell'attacco nerazzurro, la presenza di Milito, che non è il Milito della scorsa stagione, sembra penalizzare un po' Eto'o, che invece è in un momento di forma straordinario. Per far giocare Eto'o più vicino alla porta, è possibile per Benitez lasciare fuori Milito, o sarebbe una scelta troppo pesante per il tecnico spagnolo?
"Milito bisogna che il posto se lo guadagni. L'anno scorso ha fatto grandi cose, ha dimostrato probabilmente di essere la miglior prima punta del mondo, tanto che è inspiegabile il fatto che al Mondiale non sia stato titolare. Ma da un anno a un altro le cose cambiano. Probabilmente lui starà pagando l'impegno dello scorso anno e anche il Mondiale, anche se in Sudafrica ha giocato poco".

Il presidente dell'Inter Massimo Moratti ieri sera ha detto: "Così non si va da nessuna parte". Stiamo per rivedere il Moratti pre-Calciopoli, che alla prima difficoltà esonera l'allenatore?
"Io direi di no. Le valutazioni vanno fatte in modo molto equilibrato e Moratti è una persona di grande equilibrio. Negli ultimi tempi lo è stato, anche se è stato facile, perché ha vinto sempre. Moratti sa che ci sono dei momenti di difficoltà ed è nei momenti di difficoltà che si vedono i grandi allenatori, ma soprattutto in grandi presidenti e i grandi dirigenti".

A proposito di allenatori, facciamo i complimenti a Luciano Spalletti, che ha vinto il titolo di campione di Russia con lo Zenit San Pietroburgo. Come mai, dopo la Roma, nessuna big italiana ha puntato su di lui?
"Qualcuno ci aveva puntato, c'erano stati dei contatti. Poi, per una serie di circostanze c'è stato un momento in cui si è inserito lo Zenit e Spalletti è andato là. Per lui è una bella esperienza. Il campionato italiano ci ha perso, perché ha perso quello che probabilmente è il miglior allenatore che c'è in circolazione. Ma il fatto che lui sia andato là e abbia vinto credo che sia una cosa importante anche per tutto il nostro movimento".

Proseguiamo con gli allenatori e con le loro scelte: per l'amichevole di mercoledì con la Romania, Cesare Prandelli ha convocato in Nazionale Balzaretti, Diamanti, Ledesma e Ranocchia.
"Di questi giocatori io ho avuto Balzaretti e direi che se lo merita. Ha fatto una carriera faticosa, di impegno e di miglioramento continuo. Ora ha avuto la fortuna di trovare Delio Rossi, che è un grande allenatore. Il suo momento e la sua convocazione si spiegano anche con il lavoro del suo allenatore".

Oltre a questi quattro nuovoi innesti, c'è anche il ritorno in azzurro di Alberto Aquilani.
"L'Aquilani della Juventus è un giocatore ritrovato. Mi sembra anche maturato e a ogni giocata strappa applausi".

Per concludere, parliamo dello sciopero dei calciatori. Come mai secondo lei non si è ancora arrivati a una conclusione positiva della trattativa?
"Sembra che non ci sia voglia di arrivare a mettersi d'accordo. Lo si vede anche da come vengono presentati i punti, ogni volta ne arriva uno nuovo. Perché altrimenti uno porta i suoi punti e restano sempre quelli. Se poi ti vai a sedere al tavolo e ne porti altri otto e poi altri otto, vuol dire che non hai voglia di arrivare a nulla. L'atteggiamento, a provare a leggere fra le righe, sembra un po' questo".

Uno dei punti di discussione per il rinnovo del contratto collettivo dei calciatori è quello che riguarda i fuori rosa. Ai nostri microfoni, Walter Zenga l'ha invitata a prendere posizione, come presidente dell'Assoallenatori, su questo punto. Zenga sostiene che sia impossibile, per un allenatore che ha in rosa 30 giocatori, allenarli tutti.
"Io la posizione la prendo volentieri, ma il primo punto deve essere quello del rispetto, da parte dei club,  nei confronti dei calciatori,  nei confronti di chi lavora. Questo è il primo punto. Poi ci si mette a un tavolo e si discute, però partendo dal punto che prima bisogna rispettare chi è stato acquistato e messo contratto. Detto questo, che noi allenatori si sia in difficoltà con 30 giocatori è vero, ma bisogna trovare formule che vadano a incontro alle esigenze degli allenatori ma che nello stesso tempo non vadano a toccare il rispetto e il decoro di chi gioca".