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    L'Inter dei musi lunghi e delle frivole coscienze: un unico problema dal 2012

    L'Inter dei musi lunghi e delle frivole coscienze: un unico problema dal 2012

    • Pasquale Guarro
    L’Inter pareggia male a Ferrara, lo fa mostrando il gioco sterile puro della squadra scollata. I nerazzurri raccolgono un punto sudato contro avversari di rango nettamente inferiore e allora hai voglia di andare a cercare i problemi nell’assenza del trequartista o del mediano, ne emergerebbe un’indagine improduttiva. L’ennesima dal 2012 ad oggi. Il problema, ancora una volta, prima che tecnico appare umano, professionale. Spalletti difende il gruppo per salvare il salvabile, ma Icardi qualche settimana fa aveva fatto scattare l’allarme: «In allenamento non vedo più la stessa intensità», aveva tuonato il capitano (mai riconosciuto dal gruppo). Poco dopo sui social di Eder appariva un messaggio: «Il numero uno è lui». Il destinatario del messaggio sarcastico sembrava chiaro. Nessuna spiegazione. 

    LA SOMMA DELLE COSCIENZE - Dietro alle difficoltà di natura tecnica, che esistono, se ne nascondono altre più pericolose. Nello spogliatoio nerazzurro aumenta qualche muso lungo, un malcontento contagioso che piano piano si insinua e istiga quelli che invece a inizio campionato seguivano compatti gli ordini di Spalletti. L’Inter, che in campionato non vince dal 3 dicembre, si mostra priva di passione. Forse perché la somma individuale delle varie coscienze non raggiunge la sufficienza, al di là delle bugie che Spalletti racconta a fin di bene. Sta di fatto che quel gruppo che si stava meritando i record di presenze allo stadio sta rapidamente scomparendo, e non per mediocrità tecnica, ma per pochezza umana. 

    IL MOMENTO DELLA VERITA' - Perché se si concentra il problema sotto l’aspetto tecnico, non c’è Spal che tenga: l’Inter a Ferrara deve vincere o quantomeno dominare il gioco. E invece manca equilibrio negli atteggiamenti, come ha spiegato lo stesso Spalletti al termine del match. Alti e bassi direttamente proporzionali alle armonie di uno spogliatoio fragile, ai bronci di chi vorrebbe essere altrove o di chi racconta agli amici che si esprime su bassi livelli perché impiegato male dal tecnico. E si sa, quando la ricerca dell’attenuante prevale sulla ricerca della soluzione, il guaio è vicino. All’Inter serve un cambio di tendenza, una presa di coscienza che annulli la voglia di protagonismo. Il lungo percorso delle 22 gare giocate ha condotto al momento della verità, mai come adesso Spalletti ha bisogno del sostegno della società e probabilmente ad Appiano Gentile è giunto il momento di alzare la voce. Compito che spetta alla classe dirigente. Il cambio di tendenza o la discesa inesorabile dipende solo da loro.

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