di Xavier Jacobelli

direttore www.quotidiano.net

Ho sempre difeso Leonardo: quando ha lasciato il Milan, preferendo restare a spasso piuttosto che continuare a non andare d'accordo con Berlusconi; quando è approdato all'Inter, sfidando l'ira di molti fra i suoi ex tifosi; quando è stato volgarmente insultato dagli stessi prima, durante e dopo il derby che ha spianato ai rossoneri la strada dello scudetto; quando ha parlato con entusiasmo e passione, che sembravano sinceri, della sua nuova dimensione umana e professionale e della sua volontà di fare l'allenatore dell'Inter anche nel campionato che verrà.

Ho sempre ammirato in questa stagione il gioco del Porto e le idee di Villas Boas; il suo amore per un calcio offensivistico che diverta la gente; il suo desiderio, espresso la sera della finale di Dublino, appena conquistata l'Europa League: sfidare il Barcellona nella Supercoppa Europea se i catalani avessero vinto la Champions.

Leonardo è riuscito nella storica impresa di mettere d'accordo interisti e milanisti sul giudizio che gli uni e gli altri hanno emesso su di lui. Non è un bel giudizio e non basteranno i 20 o 24 o 30 milioni di euro scuciti dai franco-qatarioti perchè gli uni e gli altri si ricredano.

Leonardo è comunque in buona compagnia: Villas Boas aveva dichiarato in portoghese e in tutte le altre lingue del mondo che mai e poi mai avrebbe lasciato il Porto, giurando amore eterno e bla bla bla. Poi è arrivato Abramovich e, prossimamente, l'ex assistente di Mourinho bacerà la maglia del Chelsea, foderata di sterline. Per non parlare dei 15 milioni di euro che il magnate russo ha pure versato al Porto pur di avere il tecnico lusitano, dopo avere fatto inverecondamente fuori Ancelotti, reo di avere collezionato in due anni "solo" la Premier, la Coppa d'Inghilterra e un secondo posto.

Ognuno è libero di fare ciò che gli pare. L'importante è non prendere per i fondelli il prossimo. Ecco perchè, l'Inter sopravviverà anche alla Generazione Voltagabbana. Ma stavolta, chiunque sia il prescelto, Moratti gli imponga di cambiare lessico, quando si presenterà ai tifosi. Vietato usare quello di un brasiliano e di un portoghese che vanno dove li porta l'Iban.  Va bene che tutto il mondo è paese. Ma, da questo mondo, chi ama il calcio preferisce starne fuori.