Sotto la voce ‘Curiosità’ della pagina di Wikipedia dedicata all’ambidestria si legge: “Erano ambidestri Albert Einstein, Leonardo da Vinci, Robert Baden-Powell, Sergio Casati e lo è Simone Verdi”. L’aggiunta finale, forse un po’ precipitosa, ma comunque verace, deve essere piuttosto recente. Chissà se è stata digitata il giorno dopo quel Bologna-Crotone di novembre, partita in cui il numero nove rossoblù siglò una doppietta tutta particolare, ricorderete, andando a segno due volte su punizione, ma fatto ancor più unico che raro prima di mancino e poi di destro. Si limitasse a questo o si esaurisse lì, l’ambidestrismo di Verdi, servirebbe relativamente; soltanto a stuzzicare la curiosità di chi sta dietro a certi record: l’aveva già fatto qualcuno? Non scomoderebbe un allenatore sofisticato come Maurizio Sarri. E invece il mister del Napoli, che già allenò Verdi all’ Empoli dal 2013 al 2015, parla ancora di lui come di “un grande talento”. Forse che nel suo modo di usare entrambi i piedi in ogni parte del campo si nascondano i presupposti per un Napoli ancora più evoluto? L’ambidestria, non c’è dubbio, è il carattere distintivo di questo giocatore eclettico, capace di svariare da una fascia all’altra all’interno di una stessa partita senza perdere in efficacia. Sta qui la differenza principale con l’alternativa Deulofeu. Da essa discendono infatti, e dipendono, altre sotto-differenze, come ad esempio nel caso specifico degli assist. L’ultimo passaggio di Verdi è a tutto campo, ed è alimentato da un’inventiva più da trequartista che da ala pura. Non bisogna dimenticare che proprio con Sarri, all’Empoli, Verdi giocava dietro le punte. Deulofeu al contrario nasce come esterno alto nell’impianto tipicamente catalano del 4-3-3. In lui si vede molto il cambio di fascia, diventa un giocatore differente se schierato a destra o a sinistra, migliore o peggiore, a seconda del gusto e dei principi di gioco di chi lo allena. Verdi no. La sua grande tecnica, nella forma dell’ambidestria, gli consente di uscire indenne la maggior parte delle volte da qualsiasi zona del campo. Proviamo a vedere qualche esempio.

CROSSARE DALLA DESTRA, DI MANCINO – 13^ giornata di campionato, contro l’Hellas Verona Verdi fa due assist, uno dei quali, quello per la testa di Okwonkwo, è un cross di mancino proveniente dalla fascia destra. Che si trovi da una parte o dall’altra del fronte d’attacco, Verdi può scegliere se accentrarsi o cercare la linea di fondo, ingenerando nel proprio marcatore un dubbio  letale. Importante esca è il tocco che precede il cross: vedete con quale naturalezza si sposta il pallone d’esterno sinistro quando potrebbe benissimo farlo col piede ‘forte’? E’ un gesto tecnico che dà credibilità all’intenzione di calciare col mancino. 
 


E così, Verdi non sposta mai il pallone giusto per spostarlo, o, se si trova in fascia, per sfruttare in automatico la sovrapposizione. Se lo ritiene opportuno, se vede un varco aprirsi lungo il fianco del proprio marcatore, alla sua destra o alla sua sinistra, Verdi ci calcia dentro. 



E VICEVERSA– Sfruttando la credibilità ottenuta, il numero nove del Bologna usa le traiettorie potenziali per spostare gli avversari. Di nuovo il vezzo dell’esterno sinistro, stavolta però davanti ad Abate (fascia opposta), in Milan-Bologna.   



Il terzino rossonero riconosce il tocco che prepara il calcio lungo e per conseguenza si appresta a chiudere la linea di passaggio. Guardate il giocatore del Bologna come carica il lancio con verosimiglianza. 



Perché Abate ci casca così? Perché la finta di Verdi, per quanto non abbia in sé nulla di nuovo, è molto più che una semplice finta. E’ piuttosto una possibilità di cross scartata all’istante, in risposta alla contromossa del difensore. Se Abate non avesse chiuso forte la traiettoria, Verdi avrebbe crossato tranquillamente e con la precisione di un mancino. 



BOLOGNA-NAPOLI: VERDI SHOW- Sarri si sarà convinto definitivamente dell’esplosione di Verdi dopo averlo visto giocare da avversario. La scorsa stagione Verdi gli fece un gol pazzesco sotto il naso avendo quasi tutto il Napoli schierato davanti: una gran botta dalla trequarti, e praticamente calciando da fermo. Quest’anno al Dall’Ara, malgrado lo 0-3 finale per i partenopei, è stato un vero show, quello offerto da Verdi. Estraggo dalla partita un episodio, per parlarvi di un altro possibile utilizzo della sua dote peculiare. Sotto pressione, anziché scaricare dietro, Verdi prende in controtempo un primo avversario servendosi della suola. Sceglie ancora di andare a sinistra, ma stavolta è solo l’inizio di uno slalom. 



Quel che colpisce di Verdi è la rapidità di tocco in conduzione, ovvero l’applicazione dell’ambidestria alla guida del pallone: semina gli avversari facilitato com’è da una sensibilità mostruosamente simmetrica. Inoltre sa reggere il contatto. Nel gol contro l’Inter, ad esempio, dopo lo stop, resiste al tentativo di recupero da parte di Vecino. Qui sotto, invece, nel prosieguo dell’azione un giocatore del Napoli addirittura cade alle sue spalle. Uscito fuori Albiol a tamponare, Verdi lo aggira con un esterno destro delizioso, dedicato al taglio di Palacio. 



Interessante notare che, in una situazione successiva abbastanza analoga, la stessa imbucata il talento del Bologna la effettua col mancino e non più d’esterno destro. Nel calcio di Verdi non ha più rilevanza con quale piede si esegua la giocata, importano soltanto i tempi di gioco. Le scelte istantanee. Del resto lo ha dichiarato lui stesso chi è stato il suo maestro, chi gli “ha insegnato a stare in campo”: un certo Maurizio Sarri.