Questa immagine riassume alla perfezione la quarta giornata di campionato dell’Atalanta. Non tanto per il non giudizio di Mariani, per il regalo di Pasqua al Chievo, o per il gol del Papu. Perché, fateci caso, il giorno dopo la partita nessuno o quasi si ricorderà della rete di Bastien. Nessuno o quasi si ricorderà di un inedito Gollini tra i pali, della prima stagionale di Gomez dalla panchina, dell’esordio in A di Orsolini. Perché tutti ricorderanno e parleranno solo del Var. E allora lo faccio anche io.

VAR SENZA UMANITA’- Ci sono due scuole di pensiero sul Var, certo è che il primo tempo dell’Atalanta ha il sapore della beffa per chi ieri occupava il settore ospiti del Bentegodi. Tra gli spalti c’era chi per decenni era stato abituato, anche a fatica, a considerare l’arbitro il giudice supremo di ogni match, l’intoccabile. Ci hanno insegnato a provare timore reverenziale nei suoi confronti, a portargli rispetto con frequenti campagne di lotta contro i cori da stadio. Hanno introdotto persino il terzo tempo, il fair play per cui tutti alla fine, comunque vada, stringiamo la mano all’arbitro. Una stretta calorosa, che a volte apre un ultimo confronto uomo a uomo. E raramente, ma che bello quando capita, arriva l’ammissione di colpa di direttori di gara che chiedono scusa al termine del match. E poi eccole, puntuali, le chiacchiere da bar del lunedì mattina davanti a un caffè e una brioches. Chi è cresciuto con tutto questo alle spalle, è visibilmente scosso dalla novità. Perché tutto il suo mondo e i valori annessi sono crollati. Perché non trova più l’umanità in una macchina che umana non è: non ci spiega il perché delle sue decisioni, non ci chiede scusa per l’illusione del gol o il ritardo nella comunicazione e, soprattutto, non usa il buon senso: di quanti millimetri è davvero uscito il pallone controllato da Petagna ieri prima del cross? Ma il Var non transige, è una macchina perfetta. E oltre a essere noiosa, la perfezione ha un’altra pecca: non si può punire. Ma, da che mondo e mondo, alla fine di ogni partita, abbiamo sempre bisogno di una vittima sacrificale.

LA PERFEZIONE…ESISTE- Chi invece è pro Var, nella gara di ieri ha visto una lezione di calcio per le nuove generazioni, ma è proprio il termine lezione a stonare in un rettangolo verde. Andando oltre all’esultanza bloccata, al tempo perso in sguardi verso la telecamera, a essere punito è il gioco, non più spontaneo. Per chi è pro Var, essere sopra di due gol irregolari sarebbe stato scandaloso. Eppure, i gol di rapina sono sempre esistiti. Se il difensore sbaglia clamorosamente un retropassaggio, come Gentiletti ieri contro la Lazio, l’avversario si porta in vantaggio e vince la partita. Ingiustamente? Non è colpa sua se il difensore ha sbagliato. E non è nemmeno colpa nostra se un arbitro sbaglia per due volte ad assegnarci il gol. Ora invece tutto è perfetto, siamo costantemente sotto esame, più che tra i banchi di scuola: c’è l’interrogazione, ma l’intera commissione si deve ritirare per deliberare, il parere dell’insegnante di riferimento non basta, e viene emesso il verdetto. Anche questa è un’emozione e forse sarà proprio quella che ci invaderà d’ora in avanti in tutte le partite: l’ansia ad ogni rete. Convaliderà il gol? Lo annullerà? Ilicic ne avrebbe di cose da dire al Var, ma non potrà mai farlo. Così restiamo beffati o, nel caso del rigore concesso, riconoscenti, verso una macchina che non ci dirà mai la sua. Ma d’altronde, spesso chi dice di essere pro Var non vede più il calcio come un gioco, ma come un business con interessi miliardari da salvaguardare.

CHI VINCE-  E allora mi chiedo, siamo davvero pronti a vedere un calcio meno giocato, meno esultato, meno criticato? Il calcio ha davvero bisogno della sua macchina perfetta? Qualcuno si è scomodato a tirare in ballo la Mano de Dios di Maradona che ha gonfiato la rete inglese: oggi, uno dei gol più famosi di tutta la storia del calcio sarebbe stato annullato. Ilicic non era certo nella situazione dell’argentino ma, a conti fatti, forse avremmo preferito prendercela con Mariani per il rigore non assegnatoci alla ripresa e far trionfare la genuinità del gioco. E se, come dice rassegnato Gasperini a fine partita, il Var esiste e dobbiamo accettarla, iniziamo ad aggiustare almeno i tempi di utilizzo di questo strumento. Altrimenti…altrimenti, fateci caso, il giorno dopo la partita nessuno o quasi si ricorderà della rete di Bastien. Nessuno o quasi si ricorderà di un inedito Gollini tra i pali, della prima stagionale di Gomez dalla panchina, dell’esordio in A di Orsolini. Perché tutti ricorderanno e parleranno solo del Var. Come ho fatto oggi anche io.