Stessa storia, stesso posto, stesso Var. Ma questa volta non esiste un prima e un dopo Var, nessun gol annullato alla Dea con l’utilizzo della telecamera (su Petagna decide Chiffi). Entriamo nella storia perché il fallo di Freuler, forse non intenzionale ma che poteva far male a Viviani, è stato il primo rosso sancito con la tecnologia a centrocampo. In 10 l’Atalanta ha sofferto, ma è cambiato troppo poco rispetto a come già andava questa ripresa. La Dea si ri-monta la testa con la stessa formula letale: passiamo in testa e ci rifacciamo rimontare. Ma nessuna colpa al Var né a un calo fisico e mentale, assicura il Gasp. Il danno questa volta è ben più grave: Atalanta, che ti succede?

CALO STRUTTURALE- Sicuramente un po’ di stanchezza la paghiamo visto che anche il Napoli capolista ne risente, ma mister Gasperini inizia a crucciarsi: e se arriva a mettere in discussione il suo asso nella manica, allora significa che è grave. Perché non è più questione di mancanza di volontà o di poca lucidità: la Dea non subisce gol in contropiede o scoperta, ma quando la rosa in campo è ben schierata. Un calo strutturale che porta a due drastiche soluzioni: cambiare il modulo o rivalutare i singoli.

TATTICA…MENTE- Sì, la tattica mente: sono bugiarde le buone prestazioni e le occasioni da gol che piovono ma restano sospese tra l’area piccola e la rete prima di gonfiare l’altra porta, quella alle spalle di Berisha. Insomma, c’è qualcosa che non va nell’atteggiamento tattico dell’Atalanta. Non scrivere più con balda sicurezza il solito 3-4-3 in alternativa al 3-4-2-1 può apparire strano o addirittura innaturale, ma gli avversari ormai sanno dove farci male. Appena i nemici incastrano e chiudono Petagna, perdiamo forza e intensità in attacco, freniamo gli avanzamenti, oltre che le azioni da gol. Un peccato sarebbe invece stravolgere la tanto salda muraglia atalantina a tre con un forza 4: Caldara, Toloi e Palomino hanno dimostrato anche ieri che nelle partite a tris non hanno rivali.

PERDIAMO PEZZI- L’organico però non è più quello dello scorso anno e non tutti riescono ad adattarsi al nuovo modulo. Si veda l’esempio di Paloschi che con Gasperini non rendeva nemmeno un tiro in porta e con la Spal a pochi minuti dal via quasi ci frega.  Ieri Haas ha fatto il suo emozionante esordio in A e anche Gosens, zitto zitto, sta strappando sempre più spazio ai titolari: cambiare gli incastri per far quadrare di nuovo il puzzle può essere la migliore soluzione possibile. Anche perché alcuni pezzi iniziamo a perderli, e che pezzi: dopo il problema al retto femorale di Toloi e la borsite di Gomez, Ilicic è tornato indisponibile e non è la prima volta.

SOSTA TOSTA- Un lavoro duro e di fino quello della rivoluzione di pedine e atteggiamento tattico in una squadra e non basterà di certo una settimana di sosta dove, tra l’altro, quattro pedine vitali saranno via con le nazionali. Al ritorno non ci sarà più tempo perché a Bergamo salirà la febbre a 40 per una quaresima di fuoco tra Europa, Coppa Italia e serie A. L’ideale sarebbe vivere ‘Una settimana da Dea' con l’illuminazione del Gasp che scrive una nuova formula vincente. La mente del mister ha già iniziato a sfarinare idee e “chi dice che è impossibile, non dovrebbe disturbare chi ce la sta facendo”. Del resto lo disse proprio Albert Einstein, uno che di formule se ne intende.