Silvio Berlusconi è tornato in campo, in vista delle prossime elezioni politiche: "Con cinque mesi di campagna elettorale, cui dedicherò tutto me stesso". Quella aperta ufficiosamente con l'intervista rilasciata a inizio settimana al Corriere della Sera sarà la prima campagna politica dell'ex patron rossonero dopo la cessione del club (le amministrative del giugno 2017, arrivate due mesi dopo il closing, non fanno testo). 

In un arco temporale che va dal 1994 a oggi, si tratta quindi di una novità, perché il Milan, oltre che una passione, è stato anche uno strumento di propaganda per il tycoon di Arcore. Gli scudetti, le coppe, i colpi di mercato: l'obiettivo principale era fare del Milan il club più titolato del mondo (traguardo centrato); il corollario era l'immagine, ad uso e consumo delle strategie affaristiche e politiche di Berlusconi. 

E adesso? Nei prossimi mesi non cambierà (quasi) nulla. Perché è vero che il Milan non fa più parte concretamente della galassia berlusconiana, ma il nome dell'AC Milan e quello di Silvio Berlusconi sono e resteranno per sempre legati. E qualsiasi intervento dell'ex presidente sulla squadra o sui giocatori rappresenta ancora una notizia da prima pagina, qualcosa che fa e che farà sempre discutere. 

Un esempio? Pensate alle dichiarazioni di due settimane fa: sul mercato, Bonucci, Montella e Brocchi. Ricordate l'impatto che hanno avuto queste parole sulla stampa e sulla tifoseria. Prepariamoci, preparatevi (Milan e tifosi rossoneri): nei prossimi mesi di bordate ne arriveranno altre.