Un errore, due errori, nemmeno cento errori possono intaccare di una sola virgola quel fenomeno assoluto che rimane Gigi Buffon. Che rimane il principale critico di se stesso, forse l'unico accreditato da se stesso a farlo. È furioso, ferito ma non abbattuto il Buffon che salva tutto a Lione. Come un leone si potrebbe dire per giocare con le parole, come un campione autentico ed un uomo vero si deve dire per evitare di girarci troppo attorno con le parole. Con la capacità di resettare tutto, prima di parare tutto: resettare critiche ed errori delle ultime settimane, resettare ogni intervento miracolo dopo miracolo aspettando la parata successiva. Una volta conclusa la partita, vinta sì con il gol di Cuadrado ma non persa però solo grazie ed esclusivamente a lui, può quindi tornare a ruggire l'orgoglio. “In fondo è divertente quando ti fanno il funerale e poi li smentisci su tutto”, diceva prima della partita. “Al funerale ci vadano tanto non troveranno nessuno”, la seconda e ultima puntata sull'argomento.

 

FINITO MAI Non è andata giù a Buffon la litania di chi lo dava finito per un mese d'appannamento. Gli errori ci sono stati, lui ci ha messo la faccia anche per spiegarli tecnicamente a chi volesse davvero capire. Ma a chi lo dava per finito, nessuna risposta se non quella del campo. Che sarebbe arrivata comunque, al momento giusto, a dar ragione tutti quelli che invece han soltanto continuato a ripetere in coro che Buffon semplicemente rimane il più forte di tutti: società, squadra, tifosi. E nonostante la carta d'identità, Buffon forse si è pure stancato di parlare di un ritiro che semplicemente non è in programma, nemmeno per la sola Nazionale. Si procede a step e ad obiettivi, il Mondiale del 2018 e la vittoria della Champions sono solo due di questi. Criticare l'errore si può e si deve, che ci si fermi lì. Ed anche la ricerca del nuovo Buffon può iniziare e procedere ma tanto, finché si sentirà e lo vorrà, il nuovo Buffon non servirà. Perché Buffon c'è, un altro ancora no e intanto non serve.

 

PARATE DECISIVE – Già, la Champions. L'ultimo e unico trofeo che gli manca ancora, che continua a inseguire con convinzione e fame da fuoriclasse. E se la Juve dovesse vincere il girone di Champions o soltanto qualificarsi agli ottavi, se il cammino europeo della Juve dovesse allungarsi fino a trasformare il sogno in realtà, tutto andrà ricondotto alle parate di questa sera. Perché senza quel rigore parato a Lacazette, senza i miracoli su Fekir e Tolisso con la Juve in dieci, senza quella porta chiusa a tripla mandata, la corsa della Juve sarebbe stata nuovamente in salita e particolarmente complicata. Per la qualificazione in generale, per il primo posto in modo particolare con la storia recente che insegna quanto sia importante poter chiudere in testa la fase a gironi. Martedì 18 ottobre 2016, una serata da fenomeno come tante altre in una carriera da leggenda. Martedì 18 ottobre 2016, una data da ricordare nel caso in cui la missione Champions della Juve dovesse andare in porto. Con un bel tacere di chi ha parlato troppo.

@NicolaBalice