Le "guerre" dialettiche fanno parte del gioco, anche e soprattutto nel mondo del calcio dove il fatto di scendere in campo ogni tre giorni ti espone a continui giudizi (molto spesso a critiche) senza la possibilità di difendersi con argomentazioni che oggi sembrano essere passate di moda, come il lavoro sul campo o l'importanza del gioco. Massimiliano Allegri ha ragione quando sottolinea che l'operato di un allenatore, quindi anche il suo, venga valutato sulla base dei risultati; non sbaglia nemmeno quando lascia intendere tra le righe che il fatto di avere un calendario così fitto di impegno sia il "dolce" peso da sostenere quando sei chiamato alla guida di una grande squadra e per beneficiare anche economicamente dell'impatto che le televisioni hanno avuto sul calcio moderno. Ma che molte delle sue recenti dichiarazioni abbiano come bersaglio nemmeno troppo velato il suo collega e rivale Maurizio Sarri inizia a diventare un esercizio curioso.

IL FASTIDIO DELLA JUVE - Ribadiamo il concetto, per non rischiare di essere fraintesi: il confronto dialettico è oggi un po' il sale del calcio e le punzecchiature tra allenatori sono ormai all'ordine del giorno, un'arte nella quale per diversi anni uno come José Mourinho ha toccato punte di eccellenza. Quando un avversario sportivamente ti "infastidisce" o ti genera preoccupazione perchè va meglio di te, i mind games rappresentano un escamotage per provare a togliergli tranquillità e dunque generare nervosismo. In casa Juventus, per esempio, sembra esserci una certa sensibilità nei confronti dei continui richiami alla bellezza del gioco espresso dal Napoli, a fronte dei quali si ribatte che alla fine l'unica cosa che conti realmente sia portare a casa il risultato. Filosofie diverse, modi di pensare diametralmente opposti ma ugualmente accettabili, ma che non possono togliere il diritto a chi ami la bellezza espressa dall'armoniosità di una squadra di ritenere spesso più entusiasmanti le partite interpretate dalle squadre di Sarri rispetto a quelle di Allegri.

MENO CERTEZZE - Quello stesso Allegri che, paradossalmente, si trova proprio in questa stagione a dover lavorare su un gruppo che sta evidenziando quei limiti che il calcio spettacolo si porta dietro se non accompagnati da un equilibrio complessivo, ossia di segnare tanti ma anche di concedere troppo all'avversario. Un mutamento di pelle che ha fatto perdere qualche punto e qualche certezza a una squadra che negli ultimi ha dominato sulla concorrenza e che per la prima volta dopo molti anni sente di avere qualcosa in meno. Si spiega anche così la necessità di cercare a tutti i costi il confronto, se non addirittura, lo scontro col proprio rivale, che si parli di estetica o di calendari sovraffollati. Il Napoli al momento è una certezza, la Juve ancora non lo è e forse proprio per questo sembra esserci sempre Sarri nei pensieri di Allegri.