In una vicenda che sta assumendo contorni patetici e in cui in fondo la ragione non è di nessuno, è singolare che manchi all'appello il parere più autorevole, l'unico che conti realmente. Con la sospirata firma del rinnovo di contratto della scorsa estate e un nuovo ingaggio da 6 milioni di euro a stagione, Gianluigi Donnarumma aveva accontentato tutte le parti in causa: un procuratore che, vista l'impossibilità di trasferirlo altrove, ha comunque portato a casa l'obiettivo, una nuova dirigenza che ha evitato di subire lo smacco della partenza dell'uomo simbolo della squadra e una famiglia, quella del ragazzo, che ne è uscita alla grande dalla vicenza. Al di là del mero aspetto economico, è stata determinante per fare sì che si arrivasse a un compromesso conveniente per tutti, sconfessando la linea intransigente di Raiola. Abbiamo sentito il parere di tutti in questa vicenda, meno quello più importante, quello di Gigio.

GIGIO COSA PENSA? - Una diatriba che pareva sopita è stata improvvisamente riaccesa dal nodo della clausola rescissoria, quella che l'entourage del portiere avrebbe preteso alla stipula del nuovo contratto e quella che il Milan non ha mai voluto inserire per non apparire in una posizione di debolezza. Una posizione di debolezza che Fassone e Mirabelli avrebbero scongiurato del tutto soltanto con risultati molto diversi da quelli colti sino ad oggi in campionato e che diventa quanto mai evidente anche sul fronte finanziario dopo i preoccupanti rumors sul fronte Uefa e voluntary agreement. Raiola si è insinuato con maestria in questa situazione, ma Donnarumma cosa pensa? Ritiene, come il suo procuratore, che il club rossonero non abbia rispettato del tutto l'impegno morale di fissare una valutazione di mercato che, in caso di mancanza di risultati, lo rendesse più appetibile per le squadre eventualmente interessate? Pensa di avere il diritto di guardarsi attorno se il suo Milan non si dimostra in grado di offrirgli un palcoscenico all'altezza del suo valore?

IL DIRITTO DEI TIFOSI - Donnarumma ha sempre optato per la strada più semplice e più conveniente per se stesso, quella di non schierarsi e di far parlare gli altri al posto suo. Un atteggiamento normale fintanto che le cose vanno bene a lui e alla squadra, che diventa "comodo" se si pensa alla situazione nella quale versa il Milan attuale. Il tifoso rossonero ha capito da tempo che non si sarebbe trattato del classico legame destinato a durare nel tempo quello col portiere ragazzino con i colpi del predestinato e costretto a crescere, suo malgrado, molto in fretta. Ma, in un momento in cui le certezze sono poche, dalla consistenza economica della nuova proprietà a quelle di una squadra i cui valori tecnici faticano ad emergere, sarebbe giusto capire da chi e da cosa ripartire. Donnarumma ha il diritto di sognare in grande e di ambire a quei risultati che la società che lo ha lanciato non può garantirgli nell'immediato, ma è giunto il momento di dirlo a chiare lettere. Senza mandare avanti gli altri al posto proprio, senza nascondersi dietro al fatto di avere solo 18 anni per celare le proprie responsabilità in una storia in cui tutti ne escono sconfitti.