Il giorno dopo la splendida vittoria del Bentegodi contro la Fiorentina, è quasi scontato fare i complimenti a tutta la squadra e a tutta la società, che insieme hanno dato vita ad una favola che sempre di più sta regalando grandissime gioie ai propri tifosi e sta al contempo meravigliando tutta l'Italia. Sì, perchè ieri il Chievo ha dimostrato di essere molto di più che una semplice squadra di periferia tra le grandi del calcio italiano, mostrando carattere e grinta degna del proprio spirito che sempre l'ha contraddistinta in questi anni di massima serie calcistica. E se da una parte gli interpreti sul campo sono gli artefici di questo sogno, chi li sta "sognando" è proprio l'allenatore, Rolando Maran, il quale ha fatto davvero molto da quando è arrivato, avviando un processo di cambiamento del gioco clivense che è sotto gli occhi di tutti.

Tutto partì più o meno due anni fa, quando iniziò a maturare l'idea che la rosa doveva essere ringiovanita. Così il tecnico e la società, vedendoci lungo, hanno iniziato ad inserire giocatori che non solo avessero il fisico come prima caratteristica, ma anche la tecnica. Ecco allora l'arrivo di Birsa, il Pata Castro, Roberto Inglese, fino a Bastien, Pucciarelli e i giovanissimi Stepinski e Gaudino, che ancora doppia vedere. Ecco allora che, come uno scultore rinascimentale, mister Maran ha iniziato a modellare la rosa e a trasformare il gioco del Chievo, conferendogli non più il marchio di fabbrica de "difesa e contropiede", ma dandogli una manovra più ragionata, articolata e "palla a terra". Tutto ciò sfruttando al meglio le caratteristiche tecniche di ogni giocatore, unendole alla fisicità difensiva che ancora oggi va fortissimo.

Le prove? Basta guardare come la manovra ora si sviluppi più dalle retrovie come accaduto sia contro la Fiorentina che contro il Cagliari, e come lo stesso Birsa venga a prendersi il pallone più a centrocampo, per poi catapultarsi subito in fase offensiva. Gli attaccanti poi, vedi Pucciarelli tra tutti, fanno più pressing in fase di non possesso, arretrando se necessario, per recuperare subito il pallone e riproporsi in velocità. L'attenzione che Maran sta dando in queste gare è soprattutto rivolta alle fasce, non a caso contro i violi le azioni da gol e più pericolose sono nate da affondi sulla fascia, e ciò ovviamente non fa che sottolineare, oltre la grande forma fisica degli interpreti, Castro fa tutti, la grande capacità tecnica del centrocampo di far girare immediatamente il pallone negli spazi in modo più tecnico e preciso. 

Alla luce di ciò allora non si può che seguire le parole dello stesso allenatore che al termine della gara di ieri ha detto: "Siamo una squadra in crescita. Sta diventando il Chievo più bello". E come non dargli ragione? Questo è davvero un Chievo che sà vincere e sà divertire e proprio per questo, la serie A tutta, dovrà cambiare idea sui gialloblù, dimenticandosi "in toto" della solita squadretta che cerca solo di difendersi e ripartire.