VERTIGINI MERITATE. Certe mattina svegliarsi ha un gusto diverso. Apro gli occhi e mi riscorrono in mente i gol di Budimir e Trotta che hanno regalato al Crotone, e a Crotone, un sabato di ordinaria euforia. Il trionfo del Dall’Ara ha un sapore epico, parliamoci chiaro, sia per lo scossone dato alla classifica sia per le modalità con cui è maturato. In questi tre punti c’è tutto: sacrificio, sofferenza, intelligenza, cinismo e, chiaramente, fortuna. Scuserete la semplicità, al limite del banale forse, ma a me viene in mente solo un aggettivo per definire la squadra: forte. Il Crotone è forte. Reagire con vigoria e determinazione ai vantaggi disegnati da Verdi ha evidenziato, semmai ce ne fosse stato ancora bisogno, che di Cenerentola, in riva allo Jonio, ormai c’è rimasta solo la fiaba. Il colpo “gobbo” di Bologna permette ai pitagorici di ritrovare quella vittoria fuori casa che mancava dal 7 maggio scorso contro il Pescara, e di mettere a distanza di sicurezza le dirette contendenti per la salvezza. Un gap che potrebbe essere ulteriormente rimpolpato al ritorno dalla sosta, quando allo Scida sarà di scena il Genoa, vedremo se con o senza l’ex Juric. Ora però niente voli pindarici, l’obiettivo resta sempre quello: la salvezza. Noi italiani, soprattutto meridionali, siamo facili ai trionfalismi nei momenti positivi e fatalisti in quelli più bui; una gestione equilibrata e “sana” dei risultati da parte dell’ambiente e del tifo sicuramente daranno una grossa mano a tutto il gruppo rossoblù. Banditi, quindi, i deliri di onnipotenza, i pregressi insegnano che le scoppole sono sempre dietro l’angolo e che ci vuole poco a far la fine dell’Empoli del passato campionato. Questo è il momento della maturità.

POKER D’ASSI. La prima vittoria esterna del torneo, la seconda consecutiva dopo quella interna contro la Fiorentina, passa dal quadrato magico Budimir-Trotta-Nalini-Stoian. Spietati e freddi i primi due, gregari e faticatori i secondi. L’anima operaia, ma sognatrice, del Crotone è incarnata soprattutto da questi quattro ragazzi che hanno imparato a muoversi all’unisono. Bassi e compatti quando c’è da difendere, veloci e lucidi nelle ripartenze: Il 4-4-2 fluido cucito su misura da Nicola non è mai stato così efficace. Come una settimana fa i pitagorici prendono gol in chiusura di frazione ma non si scompongono, cominciano a macinare gioco e chilometri piazzando l’uno-due mortifero nella fase decisiva della gara. La lettura del match sembra essere l’abilità migliore dei calabresi che, salvo due-tre prestazioni, quest’anno non hanno mai demeritato, anche nelle sconfitte.  Cresciuti anche nella conduzione dei finali di partita, sanguinosi appena 365 giorni fa. E poi un Mandragora grande così, che sa quando soffrire e rallentare senza però gravare sul groppone dei suoi. E se anche il “sacro VAR” comincia a girare a favore…