“VIENI A GIOCARE CON NOI?”.  Neanche le gemelline di “Shining”, Lisa e Louise, incuterebbero più timore al momento visto che nessuno, ma proprio nessuno, degli obiettivi di mercato concordati da allenatore e società vuole sposare la causa del club pitagorico. Per stessa ammissione di Nicola “Nessuno vuole venire, tutti prendono tempo”, la campagna rafforzamento di gennaio assume le sembianze di un grosso punto interrogativo a cui nessun giocatore sembra voler dare risposta. I “vili rifiuti” non conoscono età: dai giovanissimi come Gnoukouri e Gerson, a cui giocare un po’ di più non farebbe certo male, a profili non certo di primo pelo come Sergio Floccari, attratto più dalle sirene cadette della Spal che dall’ennesima occasione di rilancio in massima serie. Punti di vista. Se si ci mette anche un pezzo di cuore come Budimir a fare le bizze, si può facilmente intuire come il “sex appeal” dei crotonesi, in questo determinato frangente storico, non si discosti poi così tanto da quello di una sedia. Essere una neopromossa pesa, certo, e anche la precaria condizione di classifica ha il suo bel ruolo; ma se Pescara e Palermo, non certo le prime della classe, riescono a far mercato, si capisce che le ragioni che fanno del Crotone una meta indesiderata sono endemiche.

In casa rossoblù si parla tanto, dopo ogni sconfitta (per la cronaca quella col Bologna è la quattordicesima in venti gare) si prospettano ribaltoni epocali ma alla fine, quando le cose continuano a non andare, le decisioni importanti non vengono prese. L’indecisione societaria con cui si sta affrontando questo campionato di serie A spaventa tutti: perché mai allora un giovane professionista dovrebbe rischiare di bruciarsi in fretta e qualcuno più attempato rovinarsi gli ultimi scampoli di notorietà? Il penultimo posto e i 9 punti di ritardo dall’Empoli non sono figli solo della sfortuna, come qualcuno in alto vorrebbe far credere, ma di una “filosofia della rassegnazione” che regna sin da agosto. Rassegnazione a voler tornare subito in B godendo solo superficialmente dei propri quindici minuti di celebrità. L’atteggiamento, finora, è di chi ha per le mani la grande occasione della vita e neanche prova a giocarsela. La squadra merita una nota a margine: la voglia c’è, la lotta pure, pazienza se manca tutto il resto. L’assenza di un’impronta di gioco non è da imputare ai singoli, ma a qualcuno che dall’inizio del torneo li guida. Ma d’altro canto chi non fa non sbaglia mai.