Che serva da lezione. Una figuraccia di tale portata, in Serie A, il Crotone non l’aveva mai fatta. Una manata, altro che manita, in pieno volto che si spera possa far suonare la sveglia. Un 5-1 non lascia mai spazio a interpretazioni, ma solo a tante riflessioni. I pitagorici sono partiti alla volta di Bergamo con la testa di chi non immaginava, ma credeva fermamente, di poterla sfangare, portando però a casa solo il record negativo di gol subiti in un singolo match. Un crollo che solo l’intervento del VAR ha saputo arginare, cancellando dal tabellino la sesta marcatura di Orsolini. La sensazione che provo in questo inizio di stagione è un po’ sgradevole, e non coinvolge prettamente l’aspetto tecnico-tattico. Non me ne voglia nessuno, ma penso che la salvezza dello scorso anno, per il modo in cui è maturata, abbia generato in alcuni (tra campo e società) un senso di immortalità.

Una situazione molto simile a quella di chi ha rischiato seriamente la vita e, uscendone illeso, pensa che niente e nessuno potrà più scalfirlo. Mi spiego meglio: il piglio con cui ieri i calabresi hanno affrontato l’Atalanta, non proprio l’ultima arrivata, è stato tracotante, al limite della supponenza, quasi come se fossero stati loro, una settimana prima, a battere 3-0 l’Everton in Europa League. L’arroganza propria di chi si illude di avere chance da bruciare, di chi crede forse che “se è andata bene l’anno scorso, andrà bene di nuovo”. I fatti, forse, mi daranno torto ma è qualcosa che ho fiutato già contro Verona e Cagliari, poi mitigato dalla buona prova con l’Inter. Giocare male può starci, non giocare proprio è inammissibile. Approcciare le partite pensando di poter aggiustare tutto nell’ultimo mese e mezzo, almeno quest’anno, è da pazzi.

Nel marasma una piccola, piccolissima, soddisfazione per Marco Tumminello, alla sua prima marcatura in massima categoria. Una “non festa” che suggerirà a Nicola l’impiego, come minimo, di due attaccanti d’area già dal prossimo impegno contro il Benevento che, senza alcun dubbio, renderà cara la pelle. Si chiuda una volta per tutte col passato e si usi ciò che di buono si è fatto lo scorso campionato non come punto di arrivo, ma di partenza.