Silvio Berlusconi e Aurelio De Laurentiis, due presidenti accomunati dal fatto di aver investito molto nel calcio e di aver fatto, in maniera diversa, la storia di due importanti società del calcio italiano come Milan e Napoli. Entrambi le hanno rilevate sull'orlo del tracollo economico, entrambi, con le dovute proporzioni, le hanno rese vincenti. Tutti e due si ritengono grandi conoscitori di calcio e per questo pretendono di interferire con le scelte degli allenatori con i tempi e con i modi che ritengono più appropriati.

In democrazia tutto è lecito, ma è ora di smetterla con questo continuo scavalcamento dei ruoli e soprattutto con questa sistematica mancanza di rispetto. Le critiche fanno parte del gioco, in qualsiasi ambiente di lavoro, ma è forse troppo pretendere che avvengano in separata sede e che non si approfitti della ribalta televisiva per passare il segno e guadagnarsi il famoso quarto d'ora di celebrità con esempi di autentica cafoneria?

Berlusconi contro Montella, De Laurentiis contro Sarri: il primo ormai utilizza gli "spifferi" affidati ai giornali per manifestare la propria contrarietà alle idee del suo tecnico, il secondo mette pesantemente in discussione un intero ciclo di lavoro rivendicando gli investimenti fatti in sede di campagna acquisti e sottolineandone lo scarso utilizzo. Entrambi sbagliano, nella sostanza e nel merito, dimostrando poca riconoscenza e una visione delle cose molto distante dalla realtà. Coraggio Montella e Sarri, quando le telecamere e i microfoni si spengono tutto torna alla normalità: voi tornerete ad essere i bravi professionisti e soprattuto le persone per bene che siete, Berlusconi e De Laurentiis due piccoli presidenti in cerca d'autore.