Undici moduli cambiati in quattro partite: se Andrea Mandorlini ha una dote indiscutibile è sicuramente il camaleontismo che sa infondere alle proprie squadre.

Come analizza l'edizione odierna del Secolo XIX, l'allenatore romagnolo dal suo avvento sulla panchina del Genoa non ha mai cominciato e finito una gara mantenendo inalterato il proprio sistema di gioco.

Fin dalla prima gara, quella interna con il Bologna, Mandorlini ha infatti cambiato la squadra in corsa, iniziando con un 3-5-2 e terminando con il 3-4-3. Discorso analogo anche sette giorni più tardi ad Empoli. Stesso modulo in avvio, modificato poi in un insolito 3-1-4-2.

E da quello schema, che valse i tre punti in zona Cesarini, il tecnico è poi ripartito nel derby con la Sampdoria, salvo poi operare altri due cambiamenti prima del 90'. Prima è passato al 4-3-3, poi ha finito con uno spregiudicatissimo 4-2-4, che tuttavia non ha prodotto i frutti sperati.

Il massimo, però, si è visto sabato scorso a San Siro. Contro il Milan il Genoa è sceso in campo con un inedito 4-1-4-1 ed ha concluso la gara con il 3-4-1-2, passando attraverso il 5-3-1-1 ed il 5-3-2.

Un mimetismo estremo che tuttavia, alla luce dei risultati raccolti fin qui da Mandorlini, sembra in realtà trasformarsi in un'arma a doppio taglio capace solo di portare confusione tra gli spaesati interpreti rossoblu.