Il calcio contemporaneo ha perso uno dei suoi “padri fondatori”, inventore originale del sistema “a rombo” e, soprattutto, un uomo il quale seppe risultare fondamentale per la difesa dei valori umani e delle regole autenticamente sportive di ciò che per lui fu sempre uno gioco-lavoro. Dunque, grazie di tutto carissimo Eugenio Bersellini che te ne sei andato in quella Prato dove avevi deciso di vivere i tuoi giorni che rimanevano anche se il tuo grande cuore palpitava ancora per le montagne intorno a Borgotaro dove è già arrivato il tempo di andar per porcini e ovuli reali come amavi fare.

Per i suoi giocatori è sempre stato il “sergente di ferro”. Per i tifosi, a Milano era “el Bersela”, mentre a Torino era diventato “Biucun” in virtù della sua testa decisamente sproporzionata rispetto al resto del corpo. Per il mondo del pallone, che fu sempre e soltanto il suo vero posto delle fragole, fu l’allenatore senza macchia e senza paura (specialmente quella che non lo frenava quando doveva dire cose sgradevoli per il sistema) speculare per fisicità e per pulizia morale ad un suo predecessore per sempre ricordato e celebrato come il “Paròn”. Il volto del calcio onesto e “operaio” di Nereo Ricco, insomma.

Ma se il primo legò il suo nome e la sua fama di tecnico allo sponda rossonera di Milano “inventando” un tal Gianni Rivera, Eugenio Bersellini fu il padre di quell’Inter alla quale permise di vincere uno scudetto e due Coppe Italia. La società di un altro personaggio leggendario in quanto a senso della cavalleria sportiva tanto che, per curiosa fatalità, portava un nome proprio da antico guerriero. Il presidente Ivanoe Fraizzoli. E se Rocco “battezzò” campioni il suo abatino geniale, El Bersela fece altrettanto con un ragazzo come Alessandro Altobelli il quale si sdebitò diventando campione del mondo in Spagna. Oggi Spillo è tra i più affranti tra tutti gli ex per la scomparsa del suo maestro.

Torino, quella granata, e Fiorentina furono anche le sue case più importanti insieme con quella della Genova doriana. In ciascuna di queste città e in ognuna di queste società Eugenio Bersellini non si limitò a passare come il vento, ma lasciò piccoli e importanti frammenti di se stesso mai più scordati. Ai suoi dirigenti. Ai suoi giocatiori. A ciascuno del suoi tifosi. Grazie ancora mister e buon viaggio.