La trasferta di Torino lascia in eredità al Verona un punto e un paio di buone indicazioni. La prima riguarda appunto il risultato. Un pareggio ottenuto fuori casa contro una squadra più quotata e organizzata come quella granata, per lo più arrivato rimontando ad un doppio svantaggio. Certo, un risultato arrivato anche con un po' di fortuna, nel finale thrilling che ha permesso ai gialloblù di trovare due gol nel giro di pochi minuti, anche grazie all'intervento del VAR.
Ma se il risultato finale può essere in parte figlio della fortuna, lo stesso non si può dire per la prestazione messa in campo dai ragazzi di Pecchia. Ieri, per lunghi tratti si è visto un Verona concentrato e pimpante, finalmente capace di rendersi pericoloso con continuità in fase offensiva. Alle buone cose costruite, i gialloblù hanno però alternato anche i soliti errori e una fragilità difensiva evidente soprattutto nella parte finale del primo tempo quando il Verona ha letteralmente spento la luce subendo le due reti dei granata, arrivati con troppa facilità al gol senza aver creato granché fino a quel momento.

Questa volta però, a differenza di tutte le altre partite fin qui disputate, gli scaligeri hanno saputo reagire allo svantaggio e raddrizzare proprio nel finale una partita che sembrava ormai persa. Una reazione figlia di un atteggiamento determinato e "cattivo", rappresentato più di tutti in campo dalla prestazione di Bruno Zuculini.
Il centrale di centrocampo ha giocato ancora una volta una partita di grande sacrificio. Ha lottato su ogni pallone andando sempre ad aggredire il diretto avversario senza paura, con grande generosità. Ha portato spesso il tackle al limite, compiendo degli interventi anche molto duri (su De Silvestri e Belotti in particolare) ma sempre in maniera corretta, senza alcuna malizia. Nel finale poi è stato anche giustamente espulso dopo l'arrivo della seconda ammonizione, ma la sua uscita dal campo non toglie nulla alla sua prestazione e il suo contributo ieri è stato importantissimo per il Verona. A ben guardare, Zuculini sta mettendo questa grinta in campo dall'inizio della stagione e non è un caso che sia uno dei pochi giocatori che Pecchia ha utilizzato sempre finora. La sua grinta deriva dalla tipica "garra", quell'atteggiamento combattivo e generoso che caratterizza tanti giocatori argentini che in campo danno tutto, lottando senza sosta fino al fischio finale. Bruno Zuculini in questo Verona sta occupando sempre più il posto che l'anno scorso aveva ricoperto il fratello Franco, al momento ancora infortunato. Quel ruolo di giocatore carismatico che guida il centrocampo portando il pressing in avanti, fungendo da esempio per i compagni.

Nato calcisticamente nelle giovanili del Racing Club de Avellaneda, uno dei club più prestigiosi e famosi di Argentina, con il quale ha anche esordito tra i professionisti, Zuculini si è poi un po' perso dopo il passaggio al Manchester City, che lo ha dirottato verso una lunga serie di prestiti brevi tra cui Valencia, Middlesbrough, AEK Atene e Rayo Vallecano, fino all'approdo all'Hellas nel gennaio scorso. A Verona Bruno sta trovando la sua dimensione e la sua volontà di dare il massimo per questo club è evidente ogni domenica. Il Verona aveva ed ha assoluto bisogno di un giocatore come lui e se il centrocampo gialloblù comincia ad andare con continuità al ritmo dettato dal pressing di Zuculini, l'intera squadra non potrà che giovarne.

La salvezza del Verona passerà soprattutto dalla voglia di combattere dei ragazzi in campo. Bruno Zuculini, lottatore argentino, è lì a dare l'esempio. Vedremo se già dalla prossima partita con il Benevento la squadra, con lui fuori perchè squalificato, saprà mettere in campo la stessa grinta, la stessa "garra" vista a tratti ieri con il Torino.