Il tecnico dell'Inter, Luciano Spalletti, presenta in conferenza stampa la sfida con il Cagliari.
 

COSA SERVE PER LA CHAMPIONS - "Ci eravamo creati la possibilità di gestire qualcosa, ce la siamo giocata. Restano sei partite, non so quanti punti serviranno per raggiungere la Champions o cosa ci riserverà il futuro, ma noi dobbiamo ragionare partita dopo partita. L'analisi della partita di domani è che la vittoria è l'unico obiettivo. Il fatto che si venga da qualche risultato non pieno e da qualche partita in cui abbiamo segnato poco non deve farci fare confusione rispetto alle prestazioni fatte, perché lì secondo me siamo a posto. E' chiaro che il gol fa la differenza perché i punti se fai gol e vinci sono tre, altrimenti sono uno".

RAFINHA - "Se può giocare due partite di fila? Sta bene, secondo me dopo due infortuni così importanti devi provare e non sai cosa ti aspetta nella gara successiva. C'è una gestione interna, nel senso che si valuta di giorno in giorno, non sono nella partita precedente. Ci sono elementi che vengono fuori e vengono valutati in ogni allenamento".

QUALITA' - "Quando si dice qualità tecnica si dice una cosa, quando si parla di qualità è un'altra cosa. Noi di qualità ne abbiamo, poi perché venga fuori eccelsa bisogna mettere oltre alla qualità tecnica la qualità caratteriale, fisica, tenere un lungo periodo determinati comportamenti e attenzioni. Perché se no poi il mondo è pieno di meteore, tu fai una cosa fatta bene e ti riempi gli occhi di titoli. Il campionato impone di farlo sempre".

NON SOLO PERISIC E ICARDI - "Che facciano la differenza anche gli altri? E' quello l'obiettivo di crescita continua, metterci sempre qualcosa di più individualmente e collettivamente, si trovino altri giocatori che portino alla casella dei gol fatti un numero superiore e che ci si prenda sempre in carico quello che dev'essere assolutamente cosa si mette davanti al nostro consumare giorni. La federazione ci ha messo solo a disposizione un campionato 2017/18 e non ce n'è un altro da giocare se non si tirano numeri in queste sei partite qui queste opportunità svaniscono. Siamo noi a poter determinare la strada dove andare".

INTER PIU' AGGRESSIVA - "Ci siamo già dentro a questa richiesta. I primi 20' sono stati più difficili a Bergamo, i secondi già sono stati diversi e lo è stato anche il secondo tempo. Fosse stato all'inverso... Ho riguardato anche in settimana le altre partite a Bergamo. Non mi sono sembrate molto differenti. L'Atalanta negli ultimi anni ha avuto anche dei momenti di difficoltà prima di Gasperini e le partite giocate là sono sempre state molto difficili. Nell'ultima è vero che nel primo quarto d'ora si è sbagliato qualcosa e io dovevo essere più chiaro se quel che hanno eseguito è quello. Può darsi non sia stato chiaro io a fargli capire quella differenza, altrimenti loro sono bravi a mettere in pratica quel che gli si chiede. Dopo quel quarto d'ora abbiamo costruito due o tre ipotetiche ripartenze dove poi si è sbagliato il gesto tecnico. Abbiamo creato situazioni importanti, come loro, ma in fondo alla gara non c'è stata quella differenza che si vuol dire. Poi quando non vinci aumentano discorsi, critiche, consigli. Da parte mia non c'è nessun problema ad ascoltare e assorbire quanto ci viene detto, ma tutto quel che viene dall'esterno deve essere messo insieme alla situazione interna, alla realtà della squadra, alle cose che nascono giornalmente in una squadra di calcio. Ci sono altre cose che vanno messe in mezzo ai consigli e alle analisi che spesso anche in maniera corretta si fanno dal di fuori".

CRISI DEL GOL - "Rafinha non deve essere amareggiato di aver sbagliato un gol, deve essere amareggiato del tiro che ha fatto magari. Ma da lì non è facile calciare: tu fai un tiro importante, poi come va è un altro discorso. La palla la colpisci male e ti va fuori e sei dispiaciuto per quello soprattutto. Però poi la squadra in generale, compreso lui, ha fatto prestazioni e creato opportunità, si va ad essere più esigenti sulla finalizzazione. Non c'è nessun coniglio da tirar fuori dal cilindro, le possibilità le abbiamo create. Poi non abbiamo fatto gol, ma non è distante il passo. Però non abbiamo vinto ed è chiaro che ora ci si gioca molto in tutte le gare".

DIFESA A 3 O 4? - "Sono a mio agio con entrambe. Io devo dare più imprevedibilità, al posto di creare due o tre occasione crearne cinque o sei. La difesa con costruzione a tre l'avevamo già fatta, poi a quattro, con tutti e due i terzini molto aperti. A me non sembra sia fondamentale la composizione della difesa, ma ciò che determina lì davanti questa composizione. Parto con la difesa a tre, al di là di lasciare i braccetti più liberi di entrare, però ho già da subito uomini offensivi più vicini all'area".

SCELTE - "Perdere uno tra Candreva, Rafinha e Perisic? Vanno fatte queste valutazione qui. Ci sono anche altri calciatori. Io posso ribaltare il discorso dei gol: chi ne ha fatti più di noi? Solo tre squadre. La Lazio per farne più di noi quanti ne ha presi? Molti di più. Se i numeri sono questi è perché dall'altra parte c'è qualcos'altro. Siamo dietro in termini di gol solo alle tre squadre che in questi anni sono state molto avanti

FATICA NELLE USCITE - "Cosa è mancato a Bergamo? Avere consistenza fisica che è difficile pareggiarla contro quegli elementi lì. Li scelgono così, perché da un punto di vista di voglia di venire a vincere il duello nell'uno contro uno ho visto poche squadre come l'Atalanta. C'era qualcosa di più da fare sotto quell'aspetto lì, poi naturalmente quando gestisci bisogna reggere l'urto e rendere la vita più dura nell'uno contro uno. Un dato che non mi va bene? Le punizioni prese. Se loro sono aggressivi e io tengo botta ricevo più punizioni, riesco a farmene fischiare a favore di più. Se me ne fischiano dieci solamente è segno che ho lottato poco, perché quello è l'elemento fondamentale".

MOMENTO - "E' un momento in cui sappiamo cosa fare e dove andare, qual è il nostro obiettivo e dove vogliamo arrivare. Tutti i numeri veri di analizzano in fondo, noi siamo nelle condizioni di poterli leggere in maniera positiva una volta lì".

CANDREVA - "Va visto oggi ma già ieri ha fatto il possesso palla.

ROMA E LAZIO - "Le guardo, una di queste tre rimane fuori. Poi può darsi che giustamente come scrivete il Milan rientri dentro, quindi si guardano un po' tutte le cose intorno. Perché se non sei attento e guardi solo da una parte ti può arrivare la tranvata che diventa difficile da reggere. Si guarda tutto, ma è chiaro che con il numero di partite a disposizione e valore dell'avversario, non mi sembra di trovarci molte differenze tra noi e le altre. Sono tutte valutazioni che si fanno, è pericolo fare un'analisi citando gli altri però è così".

KARAMOH - "L'ho messo un po' tardi, però non era facile. Potevo metterlo un po' prima. E' un bravo ragazzo e ci potrà servire".

LA ROMA PUO' PERDERE RISORSE PSICO-FISICHE? - "Secondo me ha il calendario più abbordabile di tutti, ha partite che se si va a fare una comparazione di classifica in base a chi vai a incontrare loro hanno il più abbordabile. Poi non si sa mai. Però la gara con il Barcellona gli ha dato tantissimo, hanno alzato enormemente il livello di confronto e di forza che hanno. Dzeko? Ci si può aspettare quella punta lì contro chiunque ed è tanta roba. Poi gli altri ci sono arrivati un po' convinti di avere in tasca tutto e invece si sono accorti che non avevano niente, ma la Roma ha fatto una grande prestazione. Ha dato a tutti una visibilità maggiore".

SVOLTA CARATTERIALE - "Ora mi aspetto una risposta in più dal punto di vista caratteriale. Che si voglia andare a far vedere che il momento è questo o mai più. Qualsiasi cosa mi passa vicino faccio vedere che sono attento a rendermi conto di che cosa è".

COSA DA' IN PIU' LA DIFESA A TRE - "In più mi dà il fatto che domani giocando contro un 3-5-1-1 troviamo nella fascia centrale otto calciatori e da lì devi passare. Sbrogliare quella matassa non è facile per cui bisogna non dargli la possibilità di essere in superiorità numerica lì e ci palleggiano. Allo stesso tempo hanno Sau, che è una punta messa qualche metro più dietro e fa un grande lavoro attorno a Pavoletti. Quando buttano la palla dietro la linea difensiva arrivano con i due attaccanti e due centrocampisti e si prende gol come a Cagliari all'andata. Allo stesso tempo bisogna rompere il fortino difensivo a tre che hanno. La difesa a quattro si può rifare ma bisogna lasciar andare i terzini e hanno tanti metri da fare quando tornano indietro a fare il terzo centrale e ci sono situazioni pericolose. Ma si può giocare in entrambi i modi, è l'equilibrio che fa la differenza".