Ave Luciano. L'Inter di Spalletti è partita in quarta. Poker servito a Crotone, dove i nerazzurri pescano dal mazzo due assi nell'ultima mano: Skriniar la sblocca e Perisic la chiude. Prima ci aveva pensato Handanovic a salvare il piatto con due paratone sui jolly Tonev e Rohden

NON ANCORA GRANDI - Carta canta: l'Inter doppia i calabresi per possesso palla (67,8% a 32,2%) e numero di passaggi (566-265), ma concede più tiri in porta (4). Ai nerazzurri ne bastano 3 per segnare 2 gol. Due, come i palloni giocabili arrivati in area di rigore al biondo Icardi, che eppure si è mosso parecchio come testimoniano gli oltre 10 km percorsi. Cinismo e capacità di soffrire insieme sono doti da grande squadra. Spalletti ammette che l'Inter non lo è ancora, ma sottolina i passi avanti compiuti a livello di mentalità e di personalità. In effeti il suo lavoro sulla testa dei calciatori sta dando subito i frutti sperati. Tutti glielo riconoscono: dirigenza, squadra, tifosi e critica. 

PREVISIONI DEL TEMPO - Spalletti sta facendo talmente bene da potersi permettere di giustificare una prestazione sottotono come quella di ieri tirando in ballo degli agenti atmosferici: "La temperatura elevata e un po' di vento nel primo tempo". Cosa che a un suo collega costò la panchina. Indimenticabile il "poi ha cominciato a piovere" di Mazzarri dopo il 2-2 col Verona a San Siro. C'è un dato statistico in comune a quella stagione, lo score dei gol nelle prime quattro giornate di campionato: ben 10 fatti e solo uno subito. Le analogie iniziano e finiscono qui. 

TROVA LE DIFFERENZE - Per il resto si tratta di due situazioni molto diverse. Mazzarri era alla sua seconda annata a Milano (dopo il passaggio della società da Moratti a Thohir) e aveva anche l'impegno dell'Europa League. A differenza di Spalletti, che può contare su una proprietà più forte come Suning. E, almeno nelle prime due trasferte a Roma e a Crotone (dove nello scorso campionato l'Inter perse in entrambe le occasioni), su un pizzico di fortuna che non guasta mai. Per ora va bene così e i nerazzurri hanno passato una notte da soli in testa alla classifica. Come non succedeva dai tempi del Mancini bis, che due anni fa alla fine arrivò quarto. Una posizione che allora valse l'Europa League, invece oggi garantirebbe la qualificazione alla prossima Champions. L'obiettivo fissato in mente da Spalletti. Il quale, per raggiungerlo, confida anche nei piedi sapienti di Borja Valero. Tutta un'altra qualità rispetto al centrocampo muscolare del Mancio formato da Medel, Felipe Melo e Kondogbia. Un'altra differenza che fa ben sperare per il proseguio della stagione. Perché ne sono cambiate di cose in meglio. 

@CriGiudici

P.S. Complimenti alla Primavera campione d'Italia, che ha vinto 3-0 il derby col Milan di Gattuso grazie alla tripletta di Odgaard.