L'attesa del piacere è essa stessa un piacere? Non ditelo agli interisti. Sempre pronti a stare vicini alla squadra anche nei momenti difficili, come dimostra il primo posto per media spettatori allo stadio in un campionato chiuso in settima posizione. Ma anche a perdere facilmente la pazienza quando si sentono presi in giro. Così basta poco a trasformare l'hashtag ufficiale #InterIsComing in una protesta di tendenza: #SuningOut

MERCATO DELUDENTE - Buona parte del popolo nerazzurro è rimasto deluso da questo (sufficiente) mercato estivo. Colpa degli 11 nuovi acquisti in pompa magna del Milan, ma anche e soprattutto delle (troppo) grandi attese create dalla società. Nel ritiro a Riscone di Brunico, Spalletti era stato chiaro: "Mi sono state fatte delle promesse, se non verranno mantenute racconterò tutto". Non lo farà, perché è un dipendente troppo professionale per alimentare malumori dall'interno. 

DA ARROGANTE A PRAGMATICO - Nello stesso periodo Sabatini aveva messo la mano sul fuoco, garantendo le grandi ambizioni della proprietà: "Suning non si tirerà indietro per rinforzare la squadra sul mercato". Poi però la campagna acquisti da "arrogante" è diventata "pragmatica". Cosa è successo nel frattempo? 

FAIR PLAY - Ausilio ci scusi, ma non possiamo credergli quando dice che l'Inter pensava di aver già superato l'ostacolo del fair play finanziario e invece ha scoperto di dover ancora fare i conti con questo problema. Perché una dirigenza organizzata non può non conoscere tutti i dettagli di un accordo siglato oltre due anni fa con l'Uefa. 

FRENO DALLA CINA - Evidentemente il diktat dato dal governo cinese di frenare gli investimenti per i club sportivi all'estero ha fatto chiudere i rubinetti, riducendo il budget. Non si spiegano altrimenti i dietrofront effettuati per i vari Schick, Keita, Cecchini, Pellegri e Salcedo

RANOCCHIA E NAGATOMO - O ancora il mancato arrivo di un difensore centrale, che numericamente sarebbe servito come il pane. Invece, oltre a scommettere sul giovane Vanheusden, l'Inter è stata praticamente costretta a togliere dal mercato Ranocchia. Bravo ragazzo e professionista serio, ma già bocciato a ripetizione sul palcoscenico di San Siro. Un po' come Nagatomo, schierato titolare nelle prime due giornate. Spalletti deve fare di necessità virtù, anche se aveva auspicato: "Chi non rende bene ormai da diversi anni, è meglio che vada a giocare da un'altra parte". 

USCITE - E' partita una squadra intera: Carrizo, Andreolli e Palacio a parametro zero, Murillo (13 milioni), Ansaldi (4), Medel (2,5), Banega (9), Jovetic (11), in prestito Kondogbia, Biabiany e Gabigol. Quest'ultimo nell'indifferenza, un anno dopo essere stato accolto come il nuovo fenomeno brasiliano. D'altronde il vero obiettivo era un altro Gabriel, Jesus, che non a caso continua a fare gol in nazionale e al Manchester City. 

ENTRATE - Sono arrivati Padelli a parametro zero, Skriniar (11 milioni più Caprari valutato 12), Dalbert (20), Cancelo in prestito, Borja Valero (5,5), Vecino (24) e Karamoh (6). Oltre ad aver prenotato in prospettiva futura altri due giovani talenti: Bastoni (8) e Colidio (6). 

SALDO - I soli cartellini sono costati un bilancio negativo di una quarantina di milioni. Non poco, ma quasi un terzo e comunque meno della metà rispetto ai circa 110 milioni investiti nella scorsa stagione. 

PATTI CHIARI - Qui nessuno ha chissà quali pretese o vuole mettere alla porta Suning. Anzi, la nuova proprietà cinese è una manna dal cielo per un club in crisi finanziaria e pieno di debiti come quello che ha trovato Zhang al suo ingresso in società. Però è giusto pretendere massima trasparenza sui progetti per presente e futuro: patti chiari, amicizia lunga. Altrimenti si genera confusione e possono nascere degli equivoci. 

TERZE SCELTE - Così anche dei buoni investimenti come l'acquisto di Vecino (il più caro) rischiano di risultare dei ripieghi rispetto ai sogni proibiti Vidal, Nainggolan e Di Maria. Lo stesso discorso vale per Skriniar (accolto con un po' di scetticismo pensando a Rudiger e Manolas) o per Karamoh, una volta sfumato l'acquisto di Schick prima e Keita poi. Per fortuna ciò non toglie che l'inappellabile verdetto del campo possa ribaltare i (pre)giudizi. 

SCUDETTO CHAMPIONS - Basti pensare a Spalletti, un'altra terza scelta (di lusso), visto che i primi obiettivi per la panchina erano Conte e Simeone. Ora però non bisogna commettere l'errore opposto, facendo troppo affidamento sulle (indubbie) doti del tecnico. Il quale, giustamente, ricorda sempre che in campo ci vanno i calciatori. Frasi tipo: "Il vero rinforzo è l'allenatore", "Meglio senza le coppe europee" o "Perisic è il grande colpo" risuonano come consolazioni un po' stonate a un mercato sottotono rispetto alle aspettative iniziali. Con questa rosa, senza il crollo di una diretta concorrente, arrivare tra le prime quattro e tornare in Champions League sarebbe quasi come vincere lo scudetto. 

@CriGiudici