Per fortuna che, a dispetto del dileggio dei tanti juventini che mi detestano solo perché dico il mio pensiero, avevo anticipato una lapalissiana verità: con trenta punti (dieci partite) a disposizione, nessun campionato è chiuso, meno che mai quello in cui la capolista ne ha solo quattro di vantaggio. 
Certo nemmeno io mi aspettavo che la Juve non vincesse a Ferrara, ma che le potesse essere impedito da Milan, Inter e Roma questo sì. Lo pensavo prima e a maggior ragione lo penso adesso. 

Eppure appena giovedì mattina, dopo la passeggiata con l'Atalanta, la Gazzetta dello Sport, sotto una foto degli juventini trionfanti, si poneva l'interrogativo retorico: "Chi li prende più?". Invece il Napoli non solo può ancora sperare, ma deve crederci più di prima. Innanzitutto - lo ribadisco - perché il calendario della Juve è più duro di quello degli azzurri. Poi perché andare allo scontro diretto di Torino, sotto di appena due punti, darebbe una grande motivazione agli uomini di Sarri per tentare l'impresa. Infine perché la Champions può togliere altre energie ad una capolista che, da quanto si è visto, non è riuscita a recuperare nemmeno quelle spese mercoledì con i nerazzurri. 

Giocare ogni tre giorni - come la Juve ha fatto nelle ultime due settimane - pesa tanto. E chi dice che i bianconeri hanno una rosa attrezzata dimenticano gli infortuni di Cuadrado e Bernardeschi (quanto sarebbero serviti contro la Spal) e sopravvalutano un centrocampo dove Matuidi si sta rivelando un giocare tecnicamente modesto, Khedira (influenzato) ha un passo felpato, Pjanic qualche volta, come a Ferrara, si tiene la luna storta, Marchisio è ufficialmente una riserva e Bentancur uno che gioca con il contagocce. 

Tra l'altro - ma questo lo sapremo più avanti - vorrei essere nella testa di Allegri per capire chi sostituirà Pjanic nella gara di andata, la più importante, con il Real Madrid. Se, infatti, avvicendare Benatia non dovrebbe essere un problema (Rugani sta crescendo, Barzagli non cala), il problema è stabilire chi farà il centrocampista centrale. A meno che l'allenatore non rispolveri il 4-2-3-1 e vada in questo modo all'assalto dei bianchi di Spagna. 

Con un sistema di gioco del genere, però, serve gente fresca e di buona gamba, soprattutto sugli esterni. E con la Spal non ha funzionato per nulla Alex Sandro. E lo ha fatto solo in parte Douglas Costa. Bravo quando accelera (è accaduto due volte, una per tempo), ottuso quando tenta di infrangere muri invalicabili costituiti da centrocampisti e difensori avversari. 

Tanto Allegri è stato bravo a cambiare la partita di Londra contro il Tottenham quanto, questa volta, ha tardato nei cambi (andavano fatti all'intervallo), sbagliandoli completamente. Ammesso che oggi Mandzukic possa giocare (e per me non può, viste le sue spaventose condizioni fisico-atletiche), non andava sostituito l'esterno basso di sinistra Asamoah, ma quello alto, Alex Sandro. Così, invece, la Juve ha giocato i restanti 30 minuti con un uomo e mezzo in meno. 

Però, in una partita del genere, non andava nemmeno affollato il reparto offensivo, ma ancorato quello di centrocampo (spesso in inferiorità numerica). Per capirci, io avrei tolto Alex Sandro e inserito Marchisio, con Douglas Costa a destra, Higuain centrale e Dybala a sinistra (4-3-3). Non so se la Juve avrebbe fatto gol, fatto sta che quando il centro è presidiato, i giocatori di maggiore qualità vanno a cercarsi spazi lateralmente (Dybala l'ha fatto saltuariamente). Ora Marchisio è quel che è, ma certamente sta meglio di Mandzukic (lo avevo scritto dopo la partita con l'Udinese), ha applicazione, esperienza, tiro da fuori (tentato poche volte, mentre era necessario). 

Spal gladiatoria e difensiva (un contropiede, sventato da Rugani, in tutta la partita), Juve a ritmo basso, un fuoco lento che anziché cuocere l'avversario ha finito per bollire la truppa di Allegri. A parte la difesa (decima gara consecutriva senza gol subiti), male tutti: Higuain, tornato ad essere il peggiore, assieme a Matuidi, dopo tre partite esaltanti; Dybala, stanco e dimesso; Pjanic impreciso e senza lampi. 

Lo 0-0 è clamoroso solo per chi non ha visto la partita. Chi era allo stadio, o davanti alla tv, non poteva non aspettarselo. Tre azioni semipericolose in tutto sono una miseria. Non solo per la Juve, ma anche per il calcio. 
11': Douglas Costa parte dal centro destra, semina tre avversari e serve Alex Sandro in area. Il brasiliano tentenna, Costa lo rimonta e, sul tiro di destro, devia in angolo. 
50': tiro a rientrare dalla trequarti di Douglas Costa, Meret respinge con i pugni. 
81': sgroppata di Douglas Costa sulla destra, cross sul secondo palo, Mandzukic si allunga ma devia fuori. 

La Juve manca la tredicesima vittoria consecutiva. Se vince le restanti nove partite (non accadrà) può eguagliare, ma non battere, il record di Antonio Conte di 102 punti a campionato.