Batti 4-0 il Toro, e il giorno dopo - in un Paese normale - ti aspetteresti di ricevere dei complimenti per una prestazione di così alto livello tecnico, tipo Napoli di Sarri. Invece il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, si è visto recapitare dalla FIGC l’inibizione di un anno dalle proprie funzioni per il controverso caso sulla vendita dei biglietti agli ultrà bianconeri. Il pacco dono federale post derby consegnatogli da Tavecchio con magari pure bigliettino d’auguri alla Juventus, alla quale è stata elevata un’ammenda da 300mila euro. 

Il “padrone” è stato punito e adesso anche il “popolo” degli anti-juventini d’Italia può festeggiare questa ennesima, effimera vittoria ottenuta fuori dal campo. Don’t  worry, funziona così dal 2006.

E così, anziché celebrare le giocate di Dybala e Pjanic e una performance da incorniciare della squadra di Allegri, adesso si ricomincerà a parlare degli assurdi quanto inesistenti legami di Agnelli con la mafia calabrese e le frange estreme del tifo, argomenti che tanto appassionano il popolino becero e parte di quell’informazione ambiguamente terzista, abile nel costruire una realtà improbabile di cui si pasce proprio certa plebe. Realtà talmente improbabile che la stessa giustizia federale ha escluso rapporti del Presidente con la criminalità organizzata, ma ciò nonostante lo ha squalificato lo stesso. 

La solita “sentenza esemplare” da far scontare alla Juventus: tutti i club, di tutte le categorie, hanno forzatamente rapporti con gli ultrà per garantirsi il quieto vivere (i presidenti di alcune di loro sono stati convocati e sentiti dall’Antimafia) ma a pagare è il solo presidente della Juventus FC. Che ha comunque, e giustamente, già annunciato ricorso. Obiettivo: assoluzione piena per Andrea, multa al club (che ha pure ammesso di aver dato quei biglietti, d’accordo con la Digos, per garantire l’ordine pubblico al JStadium).

Ricorso lo presenterà pure il procuratore federale Pecoraro, pervicacemente interessato – non si capisce perché – a portare avanti il proprio lavoro, condotto fin qui in maniera assai discutibile, se si considera che per accusare Agnelli ha prodotto prove assai controverse (intercettazioni inesistenti ndr). Ma all’informazione terzista questi particolari non interessano, tant’è vero che non ne parla, non approfondisce, e non se ne comprende il motivo.
Questo è stato il day-after Derby per noi juventini

Nella mia ingenuità, pensavo di dovermi difendere solo dalle accuse dei cugini granata, tendenti al livido per la rabbia di aver perso pure stavolta in inferiorità numerica la prima delle 2 partite più importanti dell’anno (solo per loro) . “Facile così, neeee?” Dopo Glick e Acquah nelle precedenti stracittadine, stavolta anche Baselli. Un bravo ragazzo di talento che, a sangue freddo, ha candidamente ammesso di aver fatto una cavolata con quell’entrata da karatè-kid. 

Dico io: se voi del Toro arrivate caricati a pallettoni ogni volta, al punto da partirvi sempre l’embolo e commettere falli così estremi, il difetto è nell’arbitro che vi espelle o nella vostra overdose di adrenalina?Mihajlovic nella conferenza pre derby sembrava Marx  che parlava alle masse proletarie, anziché ai giornalisti. 

“Coi vostri,però, i cartellini non li tirano mai fuori, neee!” Come no: Khedira nel 2016 , Lichtsteiner nel 2014 , Nedved nel 2008, Tudor nel 2003, Davids nel ’99.. continuo? Sapete come finirono tutti questi derby: il Toro non ne vinse uno. D’accordo, avete dovuto fare a meno di Baselli per 70 minuti, ma se Giacomelli avesse voluto davvero giocarvi contro avrebbe tirato fuori il doppio giallo pure per Ljajic.  

Eppoi, nell’era dell’ermafrodita VAR e quindi con la moviola in campo tanto invocata fin dai tempi di Moggi , la caccia alla strega Madama dovrà pur finire una buona volta! 

Sennò, quando la Juve vince non vale mai.