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  • Juvemania. Gianni Agnelli, 2003-2013: il mito, gli aneddoti, le passioni e il ricordo di un bambino che, negli anni '80, cercava l'Avvocato al Comunale

    Juvemania. Gianni Agnelli, 2003-2013: il mito, gli aneddoti, le passioni e il ricordo di un bambino che, negli anni '80, cercava l'Avvocato al Comunale

    Gianni Agnelli, 24 gennaio 2003 - 24 gennaio 2013. Ricorre oggi il decimo anniversario della morte dell'Avvocato, il cui nome, oltre che alla storia italiana del XX secolo, e della Fiat in particolare, resta e resterà legato in modo indissolubile anche alla grande avventura della Juventus, società della quale Agnelli, torinese classe 1921, ha rappresentato per oltre mezzo secolo la proprietà, l'immagine e lo spirito. 

    Dell'Agnelli capitano d'industria, uomo di potere, senatore a vita e personaggio di spicco del jet set internazionale è già stato scritto e detto di tutto. E si conosce tutto anche dell'Agnelli amante delle belle donne, dell'arte e dello sport (calcio, vela, formula uno e ski, come era solito chiamare lo sci, erano le sue passioni sportive). 

    Sulla Juventus, poi, non si contano aneddoti e battute (altra sua grande passione e abilità): "Mi chiede se domani vince il migliore o vince la Juventus? Vede, sono fortunato, spesso le due cose coincidono", tanto per ricordarne una. E poi i soprannomi, vere e proprie etichette che rimanevano appiccicate addosso al fortunato (o al malcapitato) di turno: Alessandro Del Piero era Pinturicchio e Roberto Baggio un coniglio bagnato. Oggi sarebbe stato interessante scoprire quale definizione avrebbe coniato per l'astro nascente bianconero, Paul Pogba

    Difficile quindi, a dieci anni dalla sua scomparsa, aggiungere qualcosa di nuovo e di inedito a quanto è stato detto e scritto su Gianni Agnelli, colui che in vita venne anche definito il re, senza corona, d'Italia. 

    Permettetemi dunque per una volta di raccontarvi un mio ricordo personale, che forse farà piacere a tutti quei tifosi bianconeri che, come me, hanno avuto la fortuna di assistere dal vivo alle partite della Juve più grande di sempre, quella di Michel Platini e dei sei campioni del Mondo, inclusa la leggenda Gaetano Scirea

    Indimenticabili quei primi anni '80', vissuti per me nell'età più spensierata, quella del gioco e dei sogni: le domeniche in pullman da Pavia con lo Juventus Club locale alla volta dello Stadio Comunale di Torino, e poi la partita, con i miei eroi in campo. Ma oltre allo spettacolo e alle vittorie della squadra del Trap sul terreno di gioco, ogni domenica pomeriggio c'era anche un altro show al quale si poteva assistere. 

    Al Comunale il mio posto era, quasi sempre, nel cosiddetto 'Rettilineo tribuna', situato sotto la tribuna centrale coperta. Da quella posizione si potevano scorgere nitidamente gli spalti d'onore, ubicati nel cuore della tribuna centrale, in linea d'aria a non più di una ventina di metri dalla posizione che di solito occupavo io. Uno degli obiettivi della domenica, quindi, oltre a godersi la partita, era anche quello di riuscire a scorgere la sagoma di Agnelli in tribuna, oltre a quella di Giampiero Boniperti naturalmente.

    Non era tempo di grandi schermi, di telecamere onnipresenti, di smartphone e di tablet, e quindi ogni immagine colta coi propri occhi doveva essere archiviata nella propria memoria come una gemma preziosa. E ancora oggi ricordo perfettamente la volta in cui riuscii a vedere, io bambino, il mito Gianni Agnelli, lassù in tribuna. Che gioia e che emozione! Fu quasi come vedere un gol di Platini.

    Nel corso degli anni, poi, la mia immagine di Agnelli è stata di volta in volta mediata da convinzioni politiche, studi ed esperienze personali. Ma la passione per il calcio e quella per la Juventus, che da 116 anni accomunano persone di ogni nazionalità ed estrazione sociale, fanno sì che quel ricordo, e in generale la figura dell'Agnelli juventino, resistano nel mio immaginario come icone assolute, soprattutto per la leggerezza e lo stile con il quale l'Avvocato si occupava di quello che, in fondo, è solo un gioco. 

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