Tenetevi Dybala, provate a riprodurre il suo gol sull'emittente satellitare di grido, con Del Piero a dargli di puntata e Bergomi a cercare di intercettare. Tenetevi Dybala, ma coccoliamo Immobile. Che ha numeri pazzeschi, da bomber di primissimo piano (Laziopage giustamente sottolinea come sia nel gotha del calcio europeo, stessi gol -9- di Messi e Cavani, dietro solo a Dybala appunto, Falcao, Lewandowski e Lukaku, l'altro). La doppietta a Genova certifica uno stato di forma straripante, ma perfino Ventura se ne è dovuto accorgere in Nazionale: è passato da "in ballottaggio con" a "fidanzato ufficialmente con Immobile titolarissimo". Le cronache raccontano un Inzaghi bloccato nella sua folle corsa verso Immobile dal resto della squadra (che lo ha placcato in un abbraccio convulso), sul primo gol, capolavoro tecnico-rugbistico di Lukaku, Jordan stavolta, appena entrato in campo. La seconda rete, al di là delle inevitabili ironie sull'erroraccio di Gentiletti, certifica la voglia matta, in un momento del match stanco, dopo l'Europa League, di portare a casa il risultato. A tutti i costi. Non era la prima volta che Immobile e Caicedo, aiutati spesso dai centrocampisti, pur stanchissimi, provavano a pressare il giro-palla del Genoa, meno lucido.

Tenetevi Dybala, lui si tenga il pallone, la Lazio continui con il suo basso profilo, correggendo quanti più errori possibile. Un giro palla a volte perfetto, a volte un pochino lezioso: Luis Alberto continua ad essere centrale nel gioco, è talmente in fiducia che si improvvisa Bale, salta l'uomo con 30 metri di scatto sull'esterno e mette il pallone dentro. Ma è semplicemente un capolavoro, l'ennesimo, la sua partita, anche di fatica, anche di volontà, senza avere mai un attimo di riposo. Leiva al centro della difesa propizia il gol di Pellegri ma è una chance per Inzaghi (da mediano aveva fatto una partita decisamente ragionevole, attenta). Milinkovic a volte è sorprendente: fa sembrare semplicissime cose complicate. A volte vengono mandati in onda replay di alcuni suoi stop che sembrano affreschi. E nessuno si offenda, ma viene voglia di rimandarli in loop, in un eterno boomerang di irrisoria semplicità. Da rivedere Strakosha, a volte un po' distratto, ma la paratona su Zukanovic vale da sola il prezzo del biglietto. E la vittoria finale. 

Nel secondo tempo, a schemi saltati, sul 2-2, quasi sorprende che non abbia segnato Murgia.  Il '96, abituato ai gol decisivi, aveva già dato: ha guadagnato il calcio di punizione, tirato da Milinkovic, grazie al quale Bastos porta in vantaggio la Lazio. Lo guadagna con sapienza, da veterano, mettendo il corpo a protezione, quasi come già fatto contro il Vitesse: la sua crescita è continua, importante, il campionato sarà lungo, ci sarà bisogno di lui, eccome.

La Lazio di Inzaghi nelle prime 4 ha ottenuto 3 vittorie ed un pareggio, un risultato talmente clamoroso da essere centrato solo da Maestrelli ed Eriksson. Ah, erano gli anni d'oro dei due scudetti biancocelesti. Lo scudetto di Inzaghi sarebbe un altro, conquistare una Champions combattuta e desiderata e disputare un'ottima Europa League, ma l'importante era vincere a Genova, e recuperare tutte le forze possibili per provare ad arginare il Napoli, che ha passeggiato contro il Benevento. Senza mai dimenticare che a questa squadra mancano Wallace, Nani e Felipe Anderson. Senza dimenticare che, a Russia 2018, avere un Immobile così 'on fire' sarà vitale. Poi per carità, potete rifare il gol di Dybala contro il Sassuolo tutte le volte che volete. Ma coccolate Immobile. No, non abbracciamolo. A quello già ci pensa Inzaghi, la squadra, i tifosi della Lazio. Stretti, uniti, compatti, senza pensare ad altro che al prossimo scoglio, al prossimo incontro. Un abbraccio a fari spenti, senza disturbare nessuno, profilo basso: ma pur sempre il solito, lungo, abbraccio di tutta la squadra. Forse la cosa che conta di più, di tutto questo inizio di stagione, della scarpinata contro il Genoa, di tutto questo pezzo.