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  • Metodo Ventura:|Poche regole, molte parole

    Metodo Ventura:|Poche regole, molte parole

    In attesa di riportare il minimo sindacale di ottimismo tra i tifosi granata, Giampiero Ventura è riuscito nella sua prima impresa: tornare a far sorridere lo spogliatoio del Toro. Un piccolo evento - considerando i musi lunghi, le paure e le tensioni che si registravano con Colantuono e Lerda - che permette di poter ambire fin dall'inizio ad un percorso e, si spera, ad un finale diverso. «In un attimo ha fiutato l'aria e trovato lo spirito giusto per iniziare: un clima così non si respirava da tempo», garantisce chi l'ha visto all'opera. Se il buongiorno si vede dal mattino, quello di Ventura ha sorpreso tutti. Sia i nuovi arrivati, che sono stati agevolati nel rapido inserimento torinese, sia chi è rimasto dopo lo sciagurato fallimento sportivo della scorsa stagione. L'approccio pacato, i sorrisi distribuiti anche quando si sbaglia, il filo di voce per spiegare la propria filosofia e le battute per stemperare le preoccupazioni hanno rapito i giocatori della rosa. Il lavoro alla Sisport finora si limita ad esercizi fisici e piscina, ma ogni momento è buono per parlare con i calciatori, interagire con loro e proteggerli da ogni rischio.


    D'altronde «mettersi nei panni dei calciatori per poterli stimolare a rafforzare la determinazione» non è solo lo slogan di un corso per allenatori, ma la frase che Ventura ha scelto per dare il benvenuto sul proprio sito personale. La coerenza paga e così il tecnico si sente sia il papà di questo gruppo di giovani (10 su 23 sono Under 24) sia il compagno esperto su cui fare affidamento. Non a caso Ventura ha evitato di dover dettare regole stringenti sulla vita comune della squadra e in ogni modo ha cercato di agevolare la fusione tra giocatori e staff. «Un allenatore deve saper fare un po' di tutto - diceva Ventura al primo giorno di lavoro -: lo psicologo, l'architetto ed anche il tecnico. Sicuramente non il profeta». Il confessore, però, sì visto che trascorre le ore morte del pre-ritiro di Leinì parlando a lungo e in solitaria con i suoi ragazzi. Soprattutto con quelli in bilico per questioni di mercato (vedi Bianchi o Rubin) o bruciati dal recente passato (Sgrigna, D'Ambrosio). «La zavorra di quello che è stato pesa - riflette Ventura - ed allora si prova ad aumentare le conoscenze per togliere stress e ansia, dando così consapevolezza di quello che si deve fare. Alvarez a Bari l'ho recuperato al calcio non facendolo correre di più, ma trovando la giusta chiave d'accesso per rilanciarlo».

    I tifosi si aggrappano a lui e al suo metodo del sorriso per provare a superare le antiche amarezze. Anche ieri mattina Ventura ha dialogato con loro ed in modo particolare con un granata di Roma che lo esortava: «Almeno tu sei ancora in tempo, scappa e salvati». Una smorfia, una confidenza ed una battuta hanno sciolto il ghiaccio ed arruolato un altro uomo alla sua causa, alla causa del Toro.


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