Michele Gelsi è stato capitano e leader. Nove stagioni in biancazzurro, più di 300 presenze, tutte in B, e 49 gol, una promozione in serie A nel '92 col Galeone, altre imprese sfiorate di un soffio con Reja e Delio Rossi e soprattutto con De Canio, un legame speciale con Pescara, la città dove ha messo radici, dopo averla scoperta nell'89 e che non si sognerebbe mai di lasciare, nemmeno ora che è diventato americano part time. Sei mesi l'anno in riva all'Adriatico, dove gestisce uno stabilimento balneare che è un piccolo gioiello, gli altri sei al di là dell'Oceano. Ed è proprio lì, a Miami, che ha ritrovato il suo feeling col calcio, dopo aver staccato per qualche anno la spina. 'Andai lì da turista assieme a mia moglie Barbara- racconta al quotidiano Il Centro - ci tornai con l'idea di avviare un'attività, magari un bar, una caffetteria, l'incontro con due ragazzi italiani, Cristian Di Russi e Stefano Ledda, mi aprì altri orizzonti. Oggi a Miami gestisco un centro sportivo con due campi di calcetto e tre gabbie, quelle che si usano a Livorno e che Orrico portò anche in A quando allenò l'Inter, ho cento ragazzini tra i 5 e i 12 anni iscritti alla scuola calcio, a settembre, quando tornerò in America, probabilmente saranno il doppio visto che apriremo il centro sportivo anche ai giovani fino ai 17 anni. Un lavoro che mi sta dando enormi soddisfazioni e, grazie a Chiellini, mio ex compagno di squadra a Livorno, il centro ha anche il marchio Juve che non è cosa da poco'.Aveva 13 anni quando lasciò l'Isola d'Elba, a 18, a Firenze, indossava la stessa maglia di Socrates e Passarella, Antognoni e Oriali, due campioni del mondo: 'Per avere il primo contratto dovevi aver giocato almeno 9 partite in serie A o 16 in B, oggi bastano due apparizioni azzeccate in prima squadra per diventare un fenomeno. Quando feci l'esordio in A me ne tornai a casa con la maglia della Fiorentina, al rientro per la ripresa degli allenamenti il presidente Baretti mi fece pagare l'intera divisa. E poi il rispetto nei confronti dei più anziani del gruppo o di quelli che erano autentici campioni. Regole non scritte che nel calcio di oggi, nella maggior parte dei casi, non valgono nulla. Arabi, russi e tv, con i loro investimenti pazzeschi, hanno stravolto il calcio, contribuendo a tirar fuori il peggio da un ambiente che in un tempo nemmeno troppo lontano aveva ben altri valori. Le squadre spesso le fanno direttamente procuratori che vanno ben oltre il sacrosanto diritto di tutelare i loro assistiti, fai fatica a capire il perché di certe scelte anche per quel che riguarda gli allenatori'.