L’adrenalina non è (più) quella dei tempi migliori ed il gol primo gol di Dzeko, su errore di Koulibaly, ne è testimone fedele: il difensore perde palla perché non sa a chi darla, va a chiudersi in un imbuto (anche) per il mancato movimento di Allan e Ghoulam che restano fermi, a pochi metri di distanza, anziché muoversi per dettare il passaggio, per ripartire col triangolo classico che è solo una delle caratteristiche principali del gioco di Sarri. Come si legge sul “Roma”, c’è dunque un problema di testa, più che di fisico, nella poca brillantezza dell’ultimo periodo, raccontata da due sconfitte consecutive, da sei gol subiti e da una manovra, appunto, poco fluida rispetto al passato: più lenta, più prevedibile, meno incisiva.

Ogni squadra s’alimenta di stimoli ed il Napoli, ora, è già costretto a trovarne di nuovi dopo che la Juventus è in fuga (sette punti) e la curiosità su doti, prospettive e margini di crescita del giovane Milik s’è smarrita in un sabato sera apparentemente qualsiasi. Più di un calciatore avrebbe bisogno di rifiatare, almeno stando all’analisi superficiale dell’ultima partita. Jorginho, ad esempio, è l’alter ego di se stesso: gioca male, costruisce poco, fatica a ricamare. Con la Roma ha raggiunto il punto più basso della sua esperienza azzurra con Sarri in panchina. Specchio del suo disagio l’erroraccio nel finale a porta sguarnita. Meriterebbe sufficiente riposo nonostante la mancata convocazione in nazionale, oppure il problema è ben più vasto ed abbraccia tutto il meccanismo di gioco: se i compagni non girano com’è noto, lui fatica più di tutti perché, da regista qual è, s’alimenta di movimenti, sovrapposizioni, tagli che gli suggeriscono ogni passaggio.