Il paradosso della Ferrari è tutto qui: perdente in pista ormai da due lustri, vincente su strada. Strano a dirsi, ma quasi viene da dire che forse gli investimenti dovrebbero essere indirizzati più sul comparto di vetture per la strada che sullo sviluppo sportivo. 

IL PARADOSSO FERRARI - E fa male dire una cosa del genere della Ferrari. Perché spesso questo nome è stato (ed è ancora per molti) sinonimo di Formula 1, di vittorie, velocità, mito. Nata nel 1929, nella sua storia la casa di Maranello ha vinto 16 Campionati del Mondo Costruttori e 15 Campionati del Mondo Piloti. Ma entrambi sono lontanissimi: l’ultimo tra i costruttori, ahi noi, data ancora 2008; tra i piloti 2007. In piena epoca Michael Schumacher. E poco importa se la Ferrari, ad oggi, detiene ancora il record del maggior numero di Gran Premi disputati (948), di vittorie in assoluto (229), di podi (726), doppiette (83), pole position (213) e cosi via. Freddi numeri che, ad oggi, non aiutano

LA VITTORIA SUL MERCATO - Ma freddi numeri che parlano anche di vittoria, un successo che arriva direttamente dal mercato. Perché salgono i ricavi rispetto ad un anno fa (cresciuti a 836 milioni, +6,7%) e le consegne totali (2.046 unità, +3,4%). Di certo a fare da traino non sono state le performances di Vettel e Raikkonen in giro per il mondo ma l’aumento del 27% delle vendite dei modelli V12, mentre quelle dei V8 hanno registrato un calo di poche unità, principalmente a causa dell’uscita dal mercato della California T. Su tutte la GTC4Lusso e la LaFerrari Aperta sono risultati i modelli più vincenti: “E nel 2018 faremo molto meglio”, ha assicurato Marchionne

SPERANDO IN UNA “ROSSA” MIGLIORE DEGLI "AZZURRI" - La fresca uscita di scena della nazionale italiana di calcio, comunque, lascia pochi dubbi: dovremo focalizzarci sul tifo per la Ferrari nel prossimo Mondiale di Formula 1, pena perdere ogni punto di riferimento sportivo. La sciagurata doppia sfida con la Svezia ci ha costretti alla tragedia: non andare a un mondiale di calcio. Un disastro sportivo, un danno sociale, economico. Ma non dobbiamo sorprenderci: nel 2010 e nel 2014 siamo stati capaci di pareggiare con Paraguay e Nuova Zelanda, oltre a perdere contro Slovacchia, Costa Rica e Uruguay. Di fatto, la Ferrari appare decisamente meno peggio dell’Italia calcistica. Non fosse altro per il fatto che chi ci batte, lì, ha una certa caratura. Parlo della Mercedes ma anche di Lewis Hamilton. Non vinciamo il mondiale di Formula Uno da dieci anni e quello di calcio da 12. Questo vorrà pure dire qualcosa del livello dello sport italiano.