Probabilmente neppure lo sceneggiatore del 'miglior' film a sfondo calcistico, quelle pellicole tutte incentrate sul pallone e sulle storie di sedicenti giocatori (tipo la trilogia di 'Goal!', per intenderci) avrebbe potuto buttare giù una trama più romantica. Non avete mai visto i film in questione? Meglio, ve li riassumo così: un giovane messicano sogna di diventare calciatore, arriva al Newcastle e poi al Real Madrid. E parliamo solo dei primi due capitoli.

Quella di Goal! è melassa cinematografica, la storia di Christian Puggioni, invece, è un racconto bellissimo (magari non molto per Viviano, visto l'epilogo), tanto comune quanto unico per la sua probabile conclusione. Tutti i bambini sognano di vestire quella maglia con cui vanno a letto la sera, quella che consumano a furia di indossarla nel campetto sotto casa. Uno ogni dieci anni magari ci riesce anche. Solo per questo motivo il portiere della Sampdoria si sentiva già un privilegiato: perchè lui è "l'uno ogni dieci anni", e già così ci sarebbe materiale a sufficienza per almeno un cortometraggio sul tema.

Puggioni nasce a Genova, terra storicamente abbastanza avara di calciatori professionisti per la verità. Inizia a giocare nel Baiardo, società dilettantistica del capoluogo ligure, ma ha il cuore che batte per il blucerchiato. Sciarpa al collo e Gradinata Sud nel tempo libero, calcio gli altri giorni. Alla Sampdoria Puggioni ci arriva a 9 anni nel settore giovanile. Assapora anche l'aria della prima squadra, nel '99-2000. Era la Samp in Serie B di Ventura, altro genovese e doriano, tu guarda il caso. Puggioni fa il terzo portiere, e lavora al Porto come operaio. Una sintesi perfetta della genovesità e della vita nella Superba. Calcio, mare, Porto e Sampdoria: fusione impeccabile. L'esordio, però, non arriva. Poco male, una storia come si deve ha bisogno anche di una trama, e di uno sviluppo negli anni. In questo caso, 15

Nel frattempo, la sua carriera prosegue. Varese, Giulianova, Pisa, poi ecco il coronamento del primo sogno: la Serie A con la Reggina, e con quella maglia amaranto vestita a tre riprese. Perugia, Piacenza e Chievo sono altre tre tappe del suo girovagare, un vagabondare su e giù per l'Italia che lo porta a volte lontanissimo geograficamente dalla sua Sampdoria, ma mai lontano col cuore.

Appena può, in quella gradinata ci torna, magari per il derby, con la sciarpa come uno qualunque dei tifosi. E il pubblico sampdoriano non lo dimentica, tanto da tributargli un omaggio davvero unico in occasione di un Samp-Chievo. E' un grosso striscione nella Sud, che recita: "Onore a chi rispetta il suo primo amore. Puggioni uno di noi". Piccolo particolare: solo pochi giorni prima Puggioni aveva rifiutato il... Genoa.

Il Secolo, proprio in occasione di quella dimostrazione di affetto, lo intervistò. Gli pose anche una domanda per certi versi profetica: 'Ha rinunciato al sogno di vestire la maglia della Samp, o mai dire mai?'. La risposta di Puggioni, a rileggerla ora, è da pelle d'oca: "​I sogni non vanno mai abbandonati, mai. Poi chi tifa Samp lo sa che 'ci lega un filo, un filo che ci porta dritta a Lei'". Quasi una lezione di vita, sapendo poi come si concluderà la storia.

L'anno scorso arriva infatti La chiamata. Lo vuole la Sampdoria, come vice Viviano. Sono passati 15 anni, 8 squadre, quasi 300 partite tra i professionisti, ma il cerchio si chiude. Puggioni non ci mette più di mezzo secondo a dire di sì: torna a casa, alla Samp. Ed è già un lieto fine. Il benedetto esordio, però, ancora non arriva. Logico, per una storia così non basta un finale scontato. Ci vuole un altro colpo di scena, l'apoteosi. Quelle cose che quando le vedi nei film, pensi 'Ora però esagerano'. 

Viviano, che non salta una partita neppure sotto tortura, si fa male. Quando? Nella settimana che porta al derby, uno dei più delicati nella storia recente. I tifosi comprensibilmente trattengono il respiro: il portierone in queste stagioni genovesi è stato il valore aggiunto della Samp, che ha salvato praticamente da solo ad un passo dal baratro. Probabilmente, però, il respiro lo trattiene anche Puggioni. Ma dai, l'esordio al derby? Ma chi l'ha scritta questa storia?  

Forse questa è una delle poche cose, all'interno di una carriera più che decennale, che ancora ti può far venire le farfalle allo stomaco. Perchè questo non è un film, questa è la vita reale, e ogni minuto della stracittadina di sabato sarà un minuto che Puggioni si è guadagnato sputando sangue e sudore negli allenamenti in giro per l'Italia. E non essendo un film i suoi tifosi, quelli che erano suoi compagni di gradinata persino nel derby vinto dalla Samp 1-0 con gol di Gabbiadini, non chiedono parate alla Holly e Benji, e neppure balzi da un palo all'altro in improbabili, interminabili voli. Gli chiedono di onorare la maglia, di dare tutto e anche qualcosa in più. C'è da scommetterci che sarà così. Indipendentemente dal finale, ancora da scrivere, sarà una storia bellissima.