Ci sono giocatori che si fanno ricordare facilmente e altri di cui invece ti devi ricordare per forza. Marco Materazzi appartiene alla seconda categoria, visto che ha conquistato la sua immortalità calcistica a dispetto di quei tanti – tantissimi – che di sicuro non lo hanno mai amato...anzi è riuscito a fare anche di più, visto che in certi momenti si è fatto amare alla follia anche da coloro che lo odiavano visceralmente. Marco Materazzi è come uno di quei villain da action movie hollywoodiano che a un certo punto della storia diventa incredibilmente e sorprendentemente tuo alleato perché bisogna far fronte ad una minaccia comune ancor più grande, e quella minaccia nel caso di noi italiani era rappresentata dalla grande Francia del 2006 capeggiata da Zidane. Materazzi una faccia da villain ce l'ha sempre avuta, vista quella certa qual somiglianza col Kurgan di Higlander, interpretato da uno strepitoso Clancy Brown nel lontano 1986, guarda caso un film che parlava di immortalità; che nel caso del nostro Materazzi arrivò grazie ad una vera e propria sorta di legge del contrappasso: ma lo scopriremo solo alla fine...

Marco Materazzi non era un tipo accomodante, ma di sicuro non era neanche uno qualsiasi, perché nonostante abbia fatto di tutto per farci credere che fosse solo un rude buttafuori del calcio, in realtà era molto di più...era soprattutto un caratteriale dotato di una leadership fuori dagli schemi e al limite della legalità, ma era anche un giocatore vero, perché dietro quella maschera da spilungone aggressivo c'era un signor calciatore capace di realizzare magnifiche punizioni di sinistro dalla lunga distanza e imperiosi colpi di testa che si tramutavano in gol pesantissimi. Materazzi era uno che andava incontro al destino di petto e con una certa incoscienza, ma senza peli sulla lingua e con sincerità, a volte forse anche troppa.

​Materazzi è stato un giocatore che ha saputo superare i propri limiti grazie ad una volontà d'acciaio, ma che a volte si è anche fatto prendere troppo la mano da quell'aggressività tipica di chi ne ha troppa, un'aggressività che in diverse occasioni si è tramutata in una vera e propria violenza nei confronti di avversari che ne hanno pagato le dolorose conseguenze.

Tra questi c'era senza dubbio il povero Shevchenko. Il bomber ucraino infatti era per Materazzi una sorta di vero e proprio Punch Ball, e mai - prima e dopo di allora - si è più rivisto su un campo di calcio, un 'pestaggio' a episodi cosi reiterato. Non sappiamo se Shevchenko abbia mai odiato veramente Materazzi, ma di sicuro, avrebbe un'infinità di buoni motivi per farlo, vista la brutalità dei falli subiti in quegli anni. Un altro col quale non andava per niente d'accordo era sicuramente Antonio Conte, non tanto per gli scontri sul rettangolo verde, quanto piuttosto per le battute al vetriolo che i due si scambiarono in occasione degli scudetti persi dalla Juve nel 2000 e dall'Inter nel 2002, battute non certo tenere, visto che in diverse occasioni si è parlato di trapianti che avevano un raggio d'azione molto vasto, visto che si oscillava dai capelli al cervello.

Ma l'odio più profondo e ricambiato da entrambe le parti, fu soprattutto quello che c'è sempre stato tra lui e i tifosi della Juve, un odio che affonda le radici nella tempesta di Perugia e che negli anni è cresciuto sempre di più soprattutto dopo la disfatta interista del 2002, ma che ha avuto appendici importanti non più tardi di qualche mese fa, quando dopo la finale persa dalla Juve contro il Real a Cardiff, Materazzi se ne è uscito con una delle sue:"A Cardiff non potevo tifare per la Juventus, non potevo proprio. Non ho nulla contro Zidane, gli voglio bene".

Ma qui ritorniamo a quella legge del contrappasso di cui vi avevo accennato all'inizio dell'articolo, perché sembra quasi uno scherzo del destino il modo in cui proprio lui, che le aveva sempre date a tutti di santa ragione, trovò la sua strada per la gloria buscando una testata che sarebbe passata alla storia, perché chiuse in un modo bruttissimo la carriera di un mito come Zidane, ma soprattutto perchè ci regalò la quarta Coppa del Mondo della nostra storia.

Materazzi di sicuro non sarà ricordato come uno dei più grandi talenti del nostro calcio, ma con l'eroica vittoria del 2006 riusci ad abbattere gli steccati dell'odio calcistico e a farsi amare alla follia – anche se solo per poco tempo – da tutti gli italiani, compresa una tifoseria nemica come quella della Juve.


@Dragomironero