In pochi, oltre ai tifosi, possono dire di aver dedicato realmente una vita alla Sampdoria. Uno di questi è sicuramente Giorgio Ajazzone, lo storico team manager blucerchiato. Da novembre 1978 a ottobre 2017 sono 39 anni, tutti passati a fianco del club doriano. Ora per Ajazzone è tempo di pensione, ma le storie di questa memoria storica vivente della società blucerchiata ovviamente sono centinaia: "Ho visto quasi tutto quello che si può vedere... ho conosciuto tante persone, mi sono fatto tanti amici. Grandi presidenti, Paolo Mantovani è stato unico nel suo genere e ci ha regalato un sogno, senza Riccardo Garrone avremmo giocato nei dilettanti" racconta a Il Secolo XIX. "La mia storia comincia dalla sede di via XX Settembre 33. Quando mi assumono, nel novembre 1978, siamo in cinque in ufficio. Facevamo tutto noi, biglietteria, contabilità, organizzazione trasferte, gli stipendi. A proposito, in 40 anni non ne ho mai ricevuto uno in ritardo".

Tanti i giocatori passati dalle sue 'cure' in quasi 40 anni di carriera: "Se devo dire due a cui sono rimasto più affezionato dico Vialli e Mancini. Cassano? Mi dissero di stargli un po' dietro. Andiamo a pranzo insieme per la prima volta. Mi chiede il telefono e senza che me ne accorga manda un messaggio assurdo a tutta la rubrica... dopo un paio di minuti iniziano a telefonarmi in tanti, 'Giorgio ma che ci scrivi? Sei matto?'. L'avevo mollato lì, era tornato a Bogliasco da solo in taxi. Poi era nato un bellissimo rapporto. Penso anche di essere il più grande falsario di suoi autografi. Giocatori difficili? Nel senso di cattivi d'animo o viscidi no, nessuno" racconta ancora Ajazzone. "Qualche caso particolare, magari. Lassissi ad esempio: gli consegno l'auto 'è tutto in ordine, benzina e olio. Non devi fare niente'. Dopo tre giorni, 'sono rimasto a piedi'. Mi viene il dubbio: 'la benzina c'è?'. Risponde, 'non ho toccato niente, come mi hai detto...' Ricordo Da Costa, il difensore portoghese: gli dicevo 'vai e picchia quello' e lui gli andava davanti e si metteva a fingere colpi di arti marziali".

I ricordi più belli, ovviamente, sono legati a 'quella' Samp, quella di Mantovani: "Ricordo tante trasferte europee, come Bergen. Come Wembley, dove non meritavamo di perdere così. L'anno dello scudetto: non si perdeva, Pagliuca parava i rigori a Matthaeus, mi dicevo 'sono segnali'. Erano segnali. Ma se quella squadra fosse stata di Torino o Milano, di scudetti ne avrebbe vinti tre o quattro. Era troppo forte. Ricordo anche una rissa in campo. Samp-Cagliari, marzo 2008. Pareggiamo con Franceschini al 90', con un loro giocatore per terra. Nel tunnel del Ferraris scoppia un parapiglia, uno sardo piccolo mi prende per il collo, gli ho sparato un pugno in faccia.... Fughe notturne? Se i giocatori le hanno fatte, non me ne sono accorto".

Con qualcuno c'è stato anche un rapporto difficile, almeno inizialmente: "Novellino. All'inizio con il mister è stato un rapporto difficile, lui era troppo diffidente. Ma anche paraculo. Una volta stavamo per partire in pullman e vedo arrivare Job con le infradito, 'vatti a mettere le scarpe'. Novellino vede e mi fa una piazzata davanti a tutti. Io sto zitto e rosico. Poi la sera mi prende da parte e mi dice 'faccio così per tenere tutti sulla corda...'. Ci sentiamo ancora oggi. Ringrazio la Samp per tutto quello che mi ha dato - conclude Ajazzone - concedendomi opportunità straordinarie. Il ds Osti e Ienca sono eccezionali con me, mi invitano, mi chiamano. Giampaolo anche. Prima del derby sono passato dagli spogliatoi, per salutare. Siamo forti, Giampaolo è un mito di allenatore,possiamo toglierci delle soddisfazioni".