Premessa. Se siete scaramantici, non proseguite con la lettura. Questo Sampmania non vuole essere una profezia, del tipo “la Sampdoria andrà sicuramente in Europa”. Anzi, diciamo proprio che non ci arriverà. Non succederà, statene certi. Ma se ciò dovesse accadere, in un mondo parallelo e distante anni luce da questo – adesso la pianto, promesso –, si tratterebbe un evento con interessanti ripercussioni su numerosissimi aspetti. Sarebbe interessante capire come la proprietà intenderebbe affrontare, dal punto di vista economico e soprattutto dal punto di vista tecnico, un’eventualità del genere. Anche perché molti si aspettano che un traguardo simile vada ad impattare sul mercato, consentendo alla Sampdoria una campagna acquisti che forse non si può permettere. Capirete presto dove voglio arrivare.

Prima però è necessario capire di cosa stiamo parlando. La domanda è semplice e stimolante: quanti soldi arrivano alle società dall’Europa League? La risposta, invece, è più complessa. La UEFA ha reso noti sia il sistema di distribuzione dei ricavi ai club, che l’importo dei proventi commerciali. Non starò a tediarvi con i calcoli, né con le percentuali destinate a questo o a quell’ambito. Vi riferirò in soldoni i risultati che gentilmente offre Calcio e Finanza, uno dei più attendibili siti in merito. Le 48 squadre che approderanno alla fase a gironi riceveranno 2,6 milioni a testa, più 360.000 euro a vittoria e 120.000 euro a pareggio. La qualificazione ai sedicesimi porta 600.000 euro per i primi del girone, 300.000 per i secondi. Da quel momento in poi, nella fase a eliminazione diretta, ogni turno superato vale un po’ di più: 500.000 euro i sedicesimi, 750.000 gli ottavi, e così via. La vincitrice della finale incasserà 6.5 milioni, 3.5 i secondi. Significa che una squadra al massimo può ricevere 15,71 milioni dall’Europa League, sino ad un minimo di 2,6 (qualificandosi ai gironi).

A questo importo, però, va aggiunto il cosiddetto Market Pool, ossia un’altra fetta corposa (circa 240 milioni di euro) che verrà divisa in quote variabili legate al valore proporzionale del mercato televisivo, ripartite tra le squadre della stessa federazione. Ovviamente, anche questo introito difficilmente è quantificabile. Nella prossima competizione dovrebbe attestarsi attorno ai 5 milioni di euro per ogni società. In rete si trovano alcuni esempi di incassi totali: nel 2014-2015, il Napoli e la Fiorentina arrivarono in semifinale portando a casa 14.4 e 10.5 milioni a testa. Inter e Torino, fermatesi entrambe agli ottavi, 6.9 e 6.6 milioni. Cifre aleatorie, a cui va aggiunto il bonus per il piazzamento in campionato e le varie sponsorizzazione e diritti tv che potrebbero aumentare. Sono comunque importi sufficienti a farci capire in che ordine di idee bisogna ragionare quando si pensa in termini economici alla qualificazione all’Europa League.

In sostanza, è chiaro che l’EL non è la Champions. Né in termini di appeal, né in termini economici. Per una squadra come la Samp, ottenere una qualificazione ad una rassegna continentale sarebbe motivo di grande prestigio, il raggiungimento di un traguardo sportivo che dà lustro alla società. Impatterebbe sicuramente nella considerazione che i giocatori hanno del club blucerchiato, questo è fuori dubbio: giocare nel Doria, una squadra organizzata e che offre una vetrina internazionale, può rilanciare una carriera o farne decollare un’altra. E sicuramente alcuni giocatori sarebbero più motivati dall’idea di rimanere in blucerchiato, per affrontare un’eventuale Europa League conquistata sul campo. Ma non farebbe svoltare tutto ad un tratto la politica di acquisti e cessioni. Per contro, bene fa la società a blindare tutti i gioielli almeno sino a giugno: cercare un piazzamento europeo è lecito e ambizioso.

Leggo spesso però considerazioni di questo tenore: “Con un’eventuale Europa League, la Samp non avrebbe più tutta questa necessità di vendere”. Attenzione, l’EL aiuta, ma non stravolge il bilancio di una squadra, né permette di programmare investimenti stile Champions. Anche in caso di sesto posto, i blucerchiati dovrebbero comunque fare i conti con le plusvalenze e con qualche cessione ‘dolorosa’ ma utile per trovare i nuovi Praet, i nuovi Torreira, i nuovi Schick e i nuovi Linetty. Grazie all’Europa, però, la Samp potrebbe orientarsi su un nuovo ‘segmento’ di giovani. Quelli ancora più quotati, quelli che hanno molte possibilità di scelta e che a parità di offerta si trasferiscono nella squadra che offre la vetrina migliore. In sostanza la Samp non diventerebbe il nuovo PSG, capace di spendere e di rifiutare ogni offerta trattenendo i pezzi pregiati, ma avrebbe un discreto vantaggio principalmente strategico (e monetario, perché no) da un sesto posto.

La parte più difficile, eventualmente, sarebbe quella di trovare un bilanciamento tra i risultati economici, e la competitività di fronte a tutta Europa. Se c’è una cosa di cui sono convinto, è che tutti vorrebbero evitare una nuova Vojvodina. Tanto varrebbe non qualificarsi nemmeno. A Corte Lambruschini però la lezione sembrano averla imparata piuttosto bene. La dirigenza ha dimostrato di essersi meritata ‘sul campo’ un po’ di fiducia. Tutto bellissimo, ma prima c’è da pensare ad un intero campionato. “Non vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso” (con buona pace dell’orso), direbbe qualcuno. O ancora meglio, “non facciamo i conti senza l’oste”. In questo caso, senza l’Europa League.

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