Godiamoci il successo di Firenze. Importantissimo, pesante, sofferto, per certi versi insperato. E' legittimo e giusto gustarsi una vittoria che mancava da tredici (tredici!) anni al Franchi. Vincere ieri sera in trasferta contro una Fiorentina ferita nell'orgoglio dagli schiaffi rimediati dall'Inter, in uno stadio storicamente ostico e con una squadra ancora in costruzione alla vigilia sembrava quasi impossibile. A maggior ragione dopo le turbolenze di una settimana vissuta costantemente sul filo del rasoio, agitata dal mercato in entrata che stenta a decollare 'ostaggio' della vicenda Schick. Assaporiamo i tre punti frutto del micidiale uno-due targato Caprari e Quagliarella – iberniamolo tra una gara e l'altra, per piacere, e facciamolo andare avanti sino ai 45 anni – ma poi torniamo con i piedi per terra. 'Keep calm', direbbe qualcuno più avvezzo del sottoscritto agli slogan da social network. Ci sono ancora quattro giorni pieni di mercato. Questa squadra va completata e migliorata. Il doppio successo con Benevento e Fiorentina ci consente di arrivare alla sosta con il sorriso stampato in faccia, e alla vigilia della prima partita di questo 2017-2018 in pochi ci avrebbero sperato. Men che meno il sottoscritto. Spassiamocela, celebriamo scherzosamente il primo posto posto in Serie A, ma poi ritorniamo con i piedi per terra.

Piuttosto occoliamoci il nostro valore aggiunto, San Marco. Che non è quello della Basilica di Venezia, quello con accompagnato spesso dal leone per intenderci, ma è quello che siede sulla nostra panchina. Quello che stasera non ha sbagliato nulla, dalla formazione iniziale sino ai cambi della ripresa. Perfetto l'undici che è sceso in campo, con la ciliegina sulla torta della maglia da titolare consegnata forzatamente a Linetty a discapito di Barreto infortunatosi nel riscaldamento (per struttura fisica il paraguaiano fatica ad entrare da subito in condizione, avrà tempo per tornare l'imprescindibile mastino del centrocampo). Il centrocampista polacco rispetto al paraguaiano è più dinamico, meno frangiflutti forse ma più rapido e utile in sostegno alla fase offensiva. Impeccabili i cambi, in particolare l'ingresso di Ferrari per Murru, con Regini scivolato a sinistra a contenere le folate di Gaspar che aveva messo in difficoltà la corsia mancina blucerchiata. A proposito di Regini, il capitano doriano è stato il migliore della linea difensiva doriana. Se lo merita. Così come è giusto concedere una menzione speciale anche a due giocatori che dialogano su un piano 'altro' rispetto agli altri 20 calciatori sul terreno di gioco. Mi riferisco a Torreira e Ramirez, che per una squadra come la Sampdoria, concentrata esclusivamente nel gioco per vie centrali, sono oro colato. Il cervello di Torreira in questo momento ha pochissimi eguali in Serie A, così come la capacità di Ramirez di trovare l'ultimo passaggio, quello che spalanca la porta agli attaccanti. Un paio di filtranti contro il Benevento potevano essere un caso, al cospetto della Fiorentina ha replicato. Evidentemente è un fondamentale nelle sue corde.

La Sampdoria ha comunque sofferto tanto. Proprio come aveva sofferto sette giorni prima. Con questa squadra, il fatto di doversi difendere all'arma bianca è fisiologico, ma con un paio di alternative in più in avanti e sulle fasce, la musica potrebbe cambiare. Per questo è giusto mantenere la calma. Aspettiamo le ultime manovre, diamo a Giampaolo due settimane per rodare i nuovi e iniziare a lavorare su alcune nuove soluzioni. E poi tireremo le somme, e potremo immaginare il nostro destino. Keep calm, per il momento. Ma con un bel sorriso stampato in faccia.

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