Il ‘Ferraris’ ha tradizione. Ha fascino, ti ammicca e ti riporta all’istante con la memoria a momenti felici e a giornate tristissime. Basta guardare quel casermone rosso mattone per essere sopraffatti da centinaia di emozioni diverse. Ogni angolo, ogni via, ogni bancarella di sciarpe e magliette, ogni bar o 'paninaro' è collegato ad un istante preciso della nostra vita. E’ per questo che, agli occhi dei genovesi innamorati, resterà sempre bellissimo. Poi, però, c’è la realtà oggettiva dei fatti, che racconta di un impianto da rifare da cima a fondo. Si può anche tenere l’involucro, come áncora di salvezza per gli eterni nostalgici, ma la polpa va sventrata, svuotata e ricostruita. Gli spazi sono distribuiti male, ci sono tantissimi cunicoli e bugigattoli sfruttati in maniera poco efficiente, i servizi sono praticamente inesistenti, così come le aree di ristorazione. La parte dedicata alla vendita del ‘prodotto’ è nulla, i bagni sono inadeguati: insomma, lavoro ce n’è a bizzeffe. Senza parlare poi dell’accessibilità all’impianto genovese, sia con mezzi propri che con il servizio pubblico: un delirio.

Ecco perché da anni la Sampdoria sta provando a bilanciare tutte le forze e le spinte, non solo politiche, che in una città come Genova richiedono equilibrismi degni di House of Cards, la popolare serie tv. Impresa quasi impossibile sino alla recente apertura del sindaco Bucci, che si è detto disposto a cedere il Ferraris a seguito di un’asta pubblica. La proprietà della struttura cambierebbe radicalmente il modo di vedere lo stadio. Nessuno avrà mai interesse ad investire tempo e soprattutto denaro se la situazione rimarrà quella attuale (un consorzio misto Sampdoria-Genoa con concessione sino al 2022 pagando un affitto al Comune). La possibilità di mettere le mani sullo stadio rappresenta al contrario una ghiotta opportunità, subito snasata da Ferrero. Un'occasione ancora più succulenta se si pensa al leggero eppure costante calo degli abbonamenti degli ultimi anni. Forse non è un caso che questa manifestazione di interesse da parte di Corte Lambruschini per il Ferraris sia tornata a galla proprio in concomitanza alla chiusura della campagna di fidelizzazione per la stagione 2017-2018. Certo, ci sono i pro in un investimento del genere, ma pure i contro: ha senso investire cifre simile per un impianto che sorge in un'area alluvionale, destinato ad essere per sempre sotto la lente di ingrandimento come dimostrato dai fatti di sabato sera? Non sarebbe meglio allora investire in uno stadio completamente nuovo, da confezionare su misura? A questa domanda, ve lo confesso, non ho la presunzione di poter rispondere. Ritengo che chi può spendere milioni di euro nell'una o nell'altra soluzione abbia dati e strumenti migliori dei miei per analizzare la vicenda.

La proposta di acquisizione dello stadio comunque ha subito riscontrato vasto gradimento. Anche perchè l'idea di vedere un Ferraris interamente blucerchiato, ammettiamolo, è estremamente suggestiva. Pure se ciò dovesse comportare un look rifatto, totalmente nuovo: abbiamo sopportato la chiusura dei cancelli di Highbury, supereremo l'addio ad Anfield e l'abbandono del White Hart Lane, o di Stamford Bridge, possiamo sopravvivere anche ad un Ferraris restaurato e ammodernato. Bene ha fatto per contro la Federclubs a schierarsi contro chi cerca di accampare, per una sorta di 'diritto divino' non meglio specificato, pretese di primogenitura sullo stadio di Marassi. Giusto affidare l'impianto a chi ha le idee più concrete e reali per valorizzarlo, riqualificando nel contempo l'area limitrofa.

Una proposta controcorrente, però, la devo fare. E' utopica, me ne rendo conto, ma merita di essere vagliata. Prendo spunto da un commento fatto qui su CalcioMercato.com da un utente che auspicava di vedere ancora nei derby la Gradinata Sud e la Gradinata Nord contrapposte, a prescindere dal fatto che in casa giochino i blucerchiati o i rossoblù. A costo di espormi a prese in giro e commenti negativi, mi sento di sottoscrivere l'idea. Il Derby della Lanterna è la vera ricchezza della Genova pallonara, è l'elemento che differenzia il calcio nel capoluogo ligure da quello di qualunque altra parte d'Italia. Privarsene riducendolo la stracittadina ad una normale partita in trasferta impoverirebbe tutti. Almeno per Samp-Genoa e Genoa-Samp, sarebbe bello svalicare il concetto di proprietà e mantenere le cose invariate. Indipendentemente da chi gestirà il Ferraris, o un nuovo impianto, qualunque esso sia.

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@MontaldoLorenzo