Contrordine compagni: col calcio bisogna darsi una regolata. In Cina il vento è cambiato in fretta e dopo la breve stagione delle spese da manicomio è giunto il momento dell'austerity. Ordini superiori, di cui le autorità calcistiche del paese sono mere esecutrici. Dalle nostre parti la questione è trattata quasi soltanto perché le limitazioni vanno a toccare le strategie calcistiche, e di conseguenza il calciomercato dell'Inter che si ritrova improvvisamente ingabbiato. Ma la situazione è molto più vasta e complessa, e richiede un cambio di prospettiva rispetto all'intero sistema del calcio cinese e alle conseguenze sull'economia del calcio globale.

LA SITUAZIONE - Per iniziare a mettere insieme i pezzi del mosaico è bene ripartire proprio dal passaggio ultimo in ordine di tempo, quello che sta provocando ripercussioni sulle strategie di Suning e su quelle interiste. La stretta più recente, che segue a altre già impresse dal governo cinese, è stata spiegata nel dettaglio da un articolo del South China Morning Post rilanciato da diverse fonti informative italiane. Fra queste merita menzione Blog Calcio Cina, la testata guidata da Nicholas Gineprini che ancora una volta ha svolto un ottimo lavoro in termini di analisi e divulgazione. Il cambio d'indirizzo impresso dalle autorità centrali ha come obiettivo un più razionale utilizzo della leva finanziaria da parte delle grandi aziende cinesi che investono sui mercati esteri. Il piglio espansionista con cui i denari si sono mossi da Pechino alla conquista dell'economia globale ha toccato in molti passaggi il delirio d'onnipotenza, associato a una progressiva perdita di senso della misura. In questo quadro gli investimenti nel mondo del calcio rappresentano il segmento più eclatante di un sistema di spesa vicino all'impazzimento. Sia per l'insensatezza delle cifre destinate all'acquisizione dei calciatori e ai loro contratti, sia per la vasta copertura mediatica che gli affari calcistici comportano. Fino a una certa fase quella copertura mediatica è stata di giovamento alla costruzione d'una propaganda sul Nuovo Secolo Cinese. Ma poi è succeduta una fase in cui quell'esagerata propensione alla spesa è stata percepita come un misto d'arroganza e pacchianeria. E non è da escludere che, nel nuovo indirizzo restrittivo di Football Political Economy cinese, tali motivi d'immagine siano stati non meno centrali che quelli della necessità d'una più razionale gestione degli investimenti.

IL CAMBIAMENTO - Sia come sia, le conseguenze sono già state evidenti nell'abissale discrepanza fra le due sessioni di calciomercato 2017 condotte dai club cinesi. Fra la finestra invernale e quella estiva pare essersi frapposta un'era geologica. La sessione chiusa lo scorso inverno ha visto i club della Chinese Super League (CSL) impegnare cifre fuori mercato per portare in Cina campioni europei e sudamericani ancora nel pieno della loro carriera, e si è trattato del culmine d'una politica di potenza economico-finanziaria che nell'ultimo biennio aveva ammazzato la concorrenza sul mercato globale. Viceversa, la sessione estiva (che da quelle parti si è chiusa il 14 luglio) è stata irrilevante in termini di acquisizioni di nuovi calciatori. Ciò è stato conseguenza dei provvedimenti d'urgenza imposti dal governo cinese ai club, con tassazioni proibitive sull'acquisto di nuovi calciatori stranieri. Uno stop brusco e un messaggio chiaro: fine della giostra. È andata a finire che, per quest'estate 2017, a meritare la menzione è stato un movimento in uscita: quello che dopo due anni ha riportato Paulinho in Europa, provenienza Guangzhou Evergrande e destinazione Barcellona. E proprio questo trasferimento ha offerto la possibilità di percepire quanto sia mutato il clima propagandistico intorno alla CSL. I media nazionali hanno celebrato il fatto che uno dei club più forti al mondo come il Barça abbia attinto al campionato cinese per rinforzarsi. Argomento oggettivamente corretto, ma che fa vedere nettamente come il calcio cinese entri nella forma mentis del "sistema venditore", quando soltanto mezzo anno fa s'era trasformato in compratore egemone. Ma il ridimensionamento della CSL è soltanto una parte della questione. Come detto altrove, l'edificazione del Nuovo Secolo Cinese nel calcio si fonda su tre pilastri. Lo sviluppo di una lega nazionale competitiva a livello globale è uno di questi. Gli altri due sono: la creazione di una vasta base di praticanti, da ottenere attraverso l'ingente investimento governativo nei programmi educativi e formativi; e l'acquisizione di club europei da parte di holding cinesi. Rispetto ai nuovi indirizzi di politica economica, il solo pilastro che possa considerarsi intatto è quello della formazione. Che riguarda comunque un programma di sviluppo umano e sociale le cui ricadute positive sulla popolazione cinese vanno molto al di là della dimensione calcistica. Quanto al pilastro relativo all'acquisizione di club europei, esso subisce un atteggiamento intermedio fra quello continuista riservato ai programmi di sviluppo della base e quello drasticamente negativo che ha di fatto stoppato lo shopping di grandi calciatori da parte dei club della CSL. Alle holding proprietarie di club europei (qui potete trovarne una mappa aggiornata, ancora una volta grazie a Blog Calcio Cina) è stato imposto l'indirizzo di gestire le loro società calcistiche secondo il principio dell'autofinanziamento. Stop alle iniezioni di capitali provenienti dalla Cina, ciò che obbliga i club in questione a fare maggiore attenzione alle compatibilità economiche di ciascuna azienda calcistica. Di fatto, vengono sposati i principi del Fair Play Finanziario Uefa, e ciò avviene giusto nella fase in cui quei principi vengono messi a repentaglio dal nuovo espansionismo finanziario del Qatar. Rimane da chiedersi se questo nuovo indirizzo cinese di politica economica del calcio debba considerarsi parte d'una fase transitoria o se piuttosto debba considerarsi una svolta definitiva. Risposta difficile, anche perché bisogna separare i vari elementi. E molto probabile che lo stop alle follie di calciomercato dei club di CSL sia definitivo. Ci sta che in un secondo momento la tassazione sugli acquisti di calciatori stranieri venga attenuata, ma rimanendo comunque su livelli elevati quanto basta per disincentivare ogni velleità. Potrebbe invece aversi una diversa flessibilità in materia di capitalizzazione dei club europei. Che sono comunque un elemento cruciale della politica di potenza economica globale cinese grazie al loro potenziale d'impatto propagandistico. Tenerli imbrigliati troppo a lungo non avrebbe senso.

@pippoevai