Riprendiamo a pubblichiamo da Il Tempo

Si arricchisce di un nuovo capitolo la querelle giudiziaria che vede protagonisti Massimo Ferrero e la sua ex coniuge Laura Sini. I due, già ai ferri corti per una questione legata all' assegno di mantenimento che il presidente della Sampdoria avrebbe smesso da tempo di versare all' ex moglie, sono destinati a rincontrarsi in un' aula di tribunale, già il prossimo mese.

Ferrero, che lo scorso dicembre è stato assolto con formula piena al termine di un processo che lo vedeva imputato de di una famiglia di imprenditori caseari viterbesi, i toni della discussione tra i coniugi si sarebbero accesi per via di un documento sul quale la stessa avrebbe dovuto apporre la sua firma.
 
Una sigla che, evidentemente, doveva stare particolarmente a cuore all' imprenditore, vista la veemenza con la quale si sarebbe rivolto alla compagna. «Ti rovino», avrebbe detto il sessantaseienne romano nel tentativo di vincere l'opposizione della donna a sottoscrivere le carte. E ancora, in un crescendo di toni: «Ti faccio finire in galera per bancarotta fraudolenta, devi firmare il bilancio della società, altrimenti ti rovino».

Un presunta minaccia verbale che, sempre secondo quanto sostenuto dall' accusa, il produttore avrebbe completato lanciando una frecciata alla controparte. In particolare, nell'impeto della discussione la signora si sarebbe anche sentita dire: «La devi smettere di rubare». L' episodio, destinato ad arrivare in aula ad ottobre, sarebbe solo l' ultimo di una serie di diatribe familiari sfociate in querele e controquerele che hanno dato luogo a procedimenti ancora tutti da definire.

Al di là delle questioni che riguardano i due ex sposi, è nutrita la lista dei guai giudiziari che hanno coinvolto «Viperetta». Dall' abuso edilizio all' evasione fiscale, l' imprenditore testaccino si è mosso, negli ultimi anni, tra inchieste, patteggiamenti, condanne e assoluzioni.
 
Per la controversa ristrutturazione di un appartamento nel quartiere Parioli, il patron doriano è stato condannato a quattro mesi di reclusione dal giudice del tribunale monocratico di Roma.

La sentenza è arrivata nel gennaio del 2016, ma la vicenda risale al lontano 2011. Oggetto della disputa con gli altri condomini dell' elegante palazzina scelta dall' imputato erano, all' epoca, le opere di demolizione e risistemazione della casa. Lavori per i quali il proprietario non avrebbe avuto i permessi necessari.
 
In altre parole, malgrado fosse tenuto a sospendere i lavori su disposizione dei tecnici del II Municipio, l' imprenditore avrebbe continuato a far demolire tramezzi e a far abbattere la cabina sauna. Migliorie che, aveva spiegato il difensore del «Viperetta», si erano rese necessarie per eliminare infiltrazioni di cui si lamentava il condominio e che comunque non necessitavano di permessi particolari.

Un punto importante a suo favore, Ferrero l' ha segnato, invece, nella vicenda che lo ha visto finire alla sbarra con l' accusa di aver evaso l' Ires per oltre un milione di euro in relazione alla società Blu Cinematografica. In questo caso, l' imprenditore sessantenne, assistito dagli avvocati Giuseppi na Tenga e Riccardo Olivo, è stato assolto con formula piena. Nel dicembre dello scorso anno, il giudice della sesta sezione penale del tribunale di piazzale Clodio, al termine di un procedimento protrattosi per oltre cinque anni, ha messo fine al primo grado di giudizio, affrancando l' imputato dalle contestazioni che gli erano state rivolte «perché il fatto non sussiste».