Quella contro la Sampdoria per il Torino è stata la partita del rammarico, dei se e dei ma. Il 2-2 contro la formazione blucerchiata non è in assoluto un risultato negativo, ma bastava poco per far finire la partita in maniera differente: bastava che Niang scalasse in difesa invece di lasciare Quagliarella solo in area nel primo tempo o che nella ripresa non sbagliasse a tu per tu con Puggioni il gol del 3-2. Il francese non è certo stato il peggiore in campo, anzi, tra i granata c'è chi ha fatto molto peggio di lui (vedi Moretti), ma contro la Sampdoria ha fallito l'occasione di essere subito decisivo, di dimostrare di essere quel giocatore capace di cambiare l'esito delle partite

“Niang deve muoversi a integrarsi, perché tatticamente ci vuole tempo per l’intesa, ma per lottare e usare il fisico no” ha commentato Mihajlovic a fine partita e non si può dare torto all'allenatore: finché è rimasto in campo, l'attaccante ex Milan ha sempre dato l'impressione di non volere - più che non potere - fare quella corsa in più o quel contrasto che avrebbe potuto aiutare la squadra. Non basta un dribbling o una bella giocata, Niang deve imparare a sacrificarsi: il Torino può raggiungere il suo obiettivo di qualificarsi all'Europa Leauge se tutti, con umità, si sacrificano per la causa. Lo fa da sempre Belotti, che da quando veste la maglia granata non ha mai risparmiato uno scatto per cercare di rubare il pallone ad un avversario, ha imparato a farlo anche Ljajic, ora tocca a Niang.

Quando il francese inizierà a sacrificarsi davvero per la causa granata e quando il suo processo di integrazione negli schemi della squadra sarà completato, allora potrà essere l'arma in più del Torino. Con la Sampdoria non è lo è stato ma le qualità fisiche e tecniche per essere uno dei giocatori simbolo della compagine di Sinisa Mihajlovic non gli mancano. Come ha detto Mihajlovic: “Deve muoversi a integrarsi, perché tatticamente ci vuole tempo per l’intesa, ma per lottare e usare il fisico no".