È il momento dei giudizi definitivi. Del bilancio di una stagione iniziata con obiettivi importanti, una montagna di soldi spesi e altrettanti proclami. Dopo 38 partite, invece, il Milan chiude 6° esattamente come un anno fa e UN singolo misero punto in più.

250 milioni spesi per UN punt
o, ma ahimè anche una serie lunghissima di figuracce e umiliazioni. Dal pareggio storico (in negativo) a Benevento, fino ad arrivare all'altrettanto storica rotonda sconfitta in finale di Coppa Italia.

Una stagione che per tutti questi motivi, e molti altri che è inutile ricordare, non può che essere classificata come disastrosa. Se dovessi dare un voto non potrebbe che essere un 4, e forse sarebbe persino generoso. Le uniche note positive arrivano da Gattuso e Cutrone. Il primo ha dimostrato di poter diventare un grande allenatore, anzi, fossimo in Premier direi manager, dato che è stato esemplare anche nella gestione di compiti che solitamente esulano dalle competenze di un tecnico.

Se vogliamo anche Cutrone è andato ben oltre le responsabilità che dovrebbe avere un normale primavera che entra in prima squadra. Ha prima panchinato subito il raccomandato Silva per poi prendersi il ruolo di titolare al posto di quel Kalinic che doveva rappresentare la certezza nel reparto. Un po' ciò che doveva essere Donnarumma, il quale è stato purtroppo schiacciato dalla pressione create da una società che non solo non l'ha protetto, ma addirittura messo in difficoltà ad ogni occasione pur di scansarsi dalle proprie responsabilità. Il paradosso in tutto questo è che, ironia della sorte, dipenderà proprio da Gigio e dalla sua cessione il futuro prossimo di squadra e dirigenza.