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Molti mi chiedono perché io sia così categorico nel pronostico di Juventus-Milan di questa sera. E’ successo, infatti, che qualcuno mi abbia sentito a Sky o alla radio affermare che i rossoneri vinceranno di sicuro. La risposta è nella spiegazione che ho dato e continuo a dare. Nessuno, tra le cinque squadre in lotta per la Champions, gioca peggio della Juve, nessuno ha meno idee in testa, meno forza nelle gambe e meno aggressività rispetto ai suoi giocatori. La squadra di Pirlo è apparsa in difficoltà in tante partite durante questa stagione, ma una prestazione così inqualificabile come quella di Udine non si era mai vista. La squadra era morta. L’ha ridestata Ronaldo con la sua avidità personale. 

Un’altra ragione di perentorietà sta nella modalità del pronostico. A me non piace essere mediano o conciliante, meno che mai democristiano o trasformista. Perciò il pronostico, per essere credibile, deve essere motivato e incisivo, netto e limpido, rotondo e anche un po’ rutilante. Detto che la Juve gioca così male che peggio non si può, bisogna spiegare che il Milan non è tanto meglio, ma un pochino sì.

Per esempio ha un sistema di gioco definito (il 4-2-3-1), uomini che lo sanno interpretare adeguatamente e un allenatore (Pioli) ricco di esperienza e di classe, ma privo di ogni banalità.
La Juve, invece, ha rischiato mettendo un neofita in panchina e le è andata così male da essere oggi nella condizione disperata di poter agganciare la Champions solo dalla coda. 
Quello con il Milan è il primo di due scontri diretti (l’altro sarà con l’Inter il 15 maggio, ma in mezzo c’è il Sassuolo mercoledì) certamente decisivi. Anche ammesso che vinca contro il Milan (e ribadisco che io non ci credo), perderà con l’Inter e, al massimo, pareggerà con il Sassuolo. Il problema adesso è che, oltre al gioco e alle idee, manca anche la convinzione, la voglia di lottare su ogni palla, la componente agonistica che, quando tutto sta per finire, supplisce alle manchevolezze tecniche e a qualche strafalcione tattico. Anche il Milan ha un calendario pesante, ma lo affronta con la consapevolezza di dare e aver dato tutto. Non ci sono zone di privilegio o giocatori che devono essere in campo per forza. Non c’è, soprattutto, un traguardo che prescinda dal gioco. 

Pirlo pensa a quali giocatori schierare, Pioli, invece, pensa a come costruire, a come sviluppare la manovra e a procurare difficoltà all’avversario. La linea offensiva a tre potrà dare molto fastidio alla Juve, specialmente per le iniziative di Calhanoglu che agirà da vero trequartista dietro Ibrahimovic. Chiaro che vada contrastato da un mediano (potrebbe essere Bentancur o McKennie o Rabiot) senza prevedere l’uscita di un difensore perché il Milan potrebbe anche trasformarsi in un 4-4-2 e la seconda punta deve essere controllata da un centrale. 

L’arma della Juve sarà Chiesa, sia perché aveva fatto strame di Theo Hernandez all’andata, sia perché, nonostante l’infortunio da cui ha recuperato, è l’uomo in più della Juve. A Udine, dove si è notata la sua mancanza, sarebbe stato utilissimo nel saltare l’uomo e nel mettere in mezzo la palla per Ronaldo o per Morata. Questa sera con i suoi strappi può creare sprazzi di gioco alla Juve, incapace di costruire altrove. Ma complessivamente resta una non squadra, mal guidata e poca avvezza alla battaglia. L’unica, per Pirlo, è toccare la corda della dignità. Battere il Milan, a lungo in testa, e poi l’Inter, fresca campione d’Italia, dovrebbe produrre uno scatto di orgoglio finora sconosciuto. Ma non credo che accadrà. Perché questa Juve non ha deluso solo nei giocatori, ma anche negli uomini.