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La passione è quella che ti spinge a dare sempre il massimo. A non mollare mai. Anche in momenti difficili. Lo sa bene Robert Acquafresca, una carriera tra alti e bassi tra Serie A, Serie B ed estero dove l'ultima esperienza l'ha fatta in Svizzera al Sion fino a giugno scorso: dal sogno sfiorato di giocare con la maglia dell'Inter al presente da svincolato alla ricerca di un progetto serio dal quale ripartire, passando per l'interesse del Manchester United e la nazionale sarda. L'attaccante si racconta in esclusiva ai microfoni di Calciomercato.com.

Robert, come stai?
"Sto bene, cerco la chiamata giusta. Sono in questa situazione anche per scelta mia, perché mi sono arrivate proposte dall'Arabia Saudita, dalla Serie C e una importante dalla D. Ma non ero convinto".

Ti stai allenando da solo?
"Per forza tutti i giorni. Non vedo l'ora di rientrare a far parte di un gruppo".

La prima grande stagione nel 2006-07 col Treviso in Serie B.
"Eravamo appena retrocessi, io sono andato in doppia cifra giocando da attaccante esterno in un 3-4-3. Quella è stata la stagione della svolta". 

In quella rosa c'era anche Samir Handanovic.
"In allenamento si vedeva che era già fortissimo. Aveva fatto un errore in una partita e perse il posto da titolare. Errore di gioventù, ma come giocatore era impressionante".

Ma è vero che anni fa ti ha cercato anche il Manchester United?
"Sì, quando ero rimasto svincolato dopo il fallimento del Torino. Era il periodo che i club inglesi pescavano in Italia: Lupoli e Giuseppe Rossi erano appena andati in Premier e lo United si era interessato a me. Io, però, da tifoso interista avevo deciso di accettare la chiamata dei nerazzurri". 

Un sogno svanito.
"Purtroppo più che il campo ho vissuto gli uffici. Sono stato dell'Inter senza mai giocare. Mourinho mi aveva bocciato perché non prendeva giocatori che avevano segnato contro la sua squadra. E io, durante il prestito a Cagliari, avevo fatto gol sia all'andata che al ritorno".

A modo tuo, però, sei stato decisivo per il Triplete entrando nell'affare col Genoa che ha portato Motta e Milito all'Inter.
"Possiamo dire che un po' è anche mio, anche se non come speravo (ride, ndr)".

Otto piazze in carriera. Qual è quella alla quale sei più legato?
"Cagliari, senza dubbio. E' il posto dove mi sono espresso meglio e dove ho trovato mia moglie".

Nel tuo palmarès c'è un oro vinto alle Olimpiadi di Tolone nel 2008 insieme a Marchisio. L'hai sentito dopo il ritiro?
"Ci siamo visti recentemente, sono andato a trovarlo nel suo ristorante qui in Sardegna. Era da un po' che pensava di lasciare il calcio. Dopo l'annuncio ufficiale non l'ho più chiamato perché penso che sia un momento difficile per lui. Gli sta succedendo un po' il contrario di quello che sto vivendo io: immagino che abbia avuto tante offerte che non poteva accettare".

Vuoi mandargli un messaggio?
"Ci conosciamo da tantissimo tempo, abbiamo fatto tanti derby giovanili uno contro l'altro. Voglio dirgli che quello che ha fatto resta e non lo cancella nessuno. Rimanere nei cuori delle persone in un club come la Juventus è straordinario".

Da qualche anno fai parte anche della nazionale sarda. Com'è nata l'idea?
"Da qualcuno dirigenti qui in Sardegna che hanno visto realtà simili alla nostra fare una nazionale a parte. Così anche loro hanno avuto quest'idea e mi hanno chiamatoper propormi di entrare in squadra. La nazionale sarda fa parte della CONCACAF e so che, insieme ad altre nazionali come la nostra, si stanno organizzando per fare una sorta di Mondiale".

In passato hai detto no alla chiamata della Polonia che voleva convocarti per l'Europeo 2008 grazie al tuo doppio passaporto. Rifaresti questa scelta?
"Assolutamente sì, perché mi sento italiano al 100%. In qel periodo, poi, dovevo andare alle Olimpiadi con la maglia dell'Italia ed ero pronto a salire in Nazionale A nell'Italia".